martedì 17 marzo 2009

«Meno edilizia, più foreste»

C'è un modo sostenibile di uscire dalla crisi economica. È quello che potrebbe consentire la rinascita delle foreste nel mondo, dopo oltre quindici anni di impoverimento che hanno causato la deforestazione di oltre 70 milioni di ettari. E la via d'uscita passa dall'improvvisa frenata del settore edilizio. Questa è la proposta lanciata dalla Fao, in occasione della presentazione dell'ottavo rapporto sullo Stato Mondiale delle Foreste.

Il settore oggi è stretto tra la crisi e il cambiamento climatico. La congiuntura economica difficile ha fatto da subito sentire i suoi effetti sul mercato del legno e i primi segnali negativi sono arrivati dagli Stati Uniti, dove nel 2009 si registrerà un calo di 20 milioni di tonnellate. "Il tasso annuo di costruzione di nuove abitazioni negli Stati Uniti - si legge nel rapporto - è passato da circa 2,1 milioni nei primi mesi del 2006 a meno di 0,8 milioni nel mese di ottobre 2008". E il declino statunitense sta avendo ripercussioni anche nei Paesi fortemente dipendenti dal suo mercato come il Brasile e il Canada.

È qui che si inserisce la proposta per un nuovo Rinascimento delle foreste: ricominciare da una gestione sostenibile promuovendo l'uso del legno, nel settore della bioedilizia e la diffusione delle energie rinnovabili da biomassa ma tutto questo sarà possibile solo se le istituzioni forestali risponderanno prontamente, secondo Jan Heino, vicedirettore generale del Dipartimento Foreste della Fao. "Di particolare importanza - ha aggiunto Heino - è la necessità di reinventare le agenzie forestali del settore pubblico che sono state molto lente nell'adattarsi ai mutati bisogni degli operatori".

L'agenzia Onu, però, è consapevole che la crisi potrebbe anche tradursi in una pericolosa contrazione degli investimenti pubblici e privati sulla mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico e sulla riduzione delle emissioni. In alcuni Paesi, secondo il rapporto, qualcosa sta già cambiando. In Cile sono stati promossi investimenti che hanno permesso la riforestazione di 2 milioni di ettari di terreno e in Uruguay, dove le politiche di riforestazione sono partite già nel 1987, oggi il tasso di riforestazione viaggia alla velocità di 50 mila ettari l'anno.

Non va altrettanto bene nel resto dell'area. L'America Latina e i Carabi sono le regioni in cui si è registrata la più alta perdita in termini di foreste tra il 1990 e il 2005, con 64 milioni di ettari disboscati. Asia e Paesi del Pacifico hanno perso 3,7 milioni di ettari tra il 2000 e il 2005 e l'Africa, che rappresenta il 16% del totale delle aree forestali del mondo, tra il 2000 e il 2005 ha perso 4 milioni di ettari di foreste all'anno, arrivando alla deforestazione di circa un terzo della superficie totale. L'Europa, invece, nel periodo considerato ha aumentato la sua superficie forestale di 1,5 milioni di ettari.

fonte: lanuovaecologia.it

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