lunedì 9 marzo 2009

Biocarburanti. Nasce la ‘Global Renewable Fuels Alliance’

Ridotte emissioni di CO2 e produzione di lavoro e ricchezza: sono solo alcuni punti sulla quale la nuova lobby mondiale per la produzione di biocarburanti si basa. Nasce la ‘Global Renewable Fuels Alliance’

Con sede a Toronto, nasce la ‘Global Renewable Fuels Alliance’, la GRFA, nuova lobby a livello mondiale per quanto riguarda la produzione di biocarburanti; lo scopo principale è quello di favorire la promozione di politiche comuni per gli investimenti nei biocombustibili, il cui settore è stato individuato e definito come una delle alternative più concrete a favore di una riduzione delle emissioni di gas climalteranti, in particolar modo della CO2. All’interno dell’alleanza è rappresentato il 60% della produzione dello stesso biofuel, e comprende l’Associazione Europea del Bioetanolo (eBIO), oltre che associazioni di settore canadesi e statunitensi. Ma non c’è chiusura da parte della lobby auspicando una possibile collaborazione con l’industria del biodiesel, leader unica in Europa per quanto riguarda il mercato dei biocarburanti anche a causa della tradizionale preferenza del diesel alla benzina nel Vecchio Continente. L’intento della GRFA, tuttavia, non si lega esclusivamente alla questione ambientale, ma si propone di offrire soluzioni anche per quanto riguarda il mercato del lavoro come effetto collaterale; in base ad una stima della Banca Mondiale evidenziata in un comunicato stampa di eBIO, infatti, le industrie di biocarburanti richiedono per ogni unità di energia prodotta cento lavoratori in più rispetto a quelli impiegati nella produzione dei tradizionali carburanti fossili. Attualmente l’industria del bioetanolo garantisce oltre 200.000 mila posti di lavoro negli USA e mezzo milione di impieghi diretti nel solo Brasile. L’aspetto che maggiormente interessa il Segretario Generale di eBIO, Robert Vierhout, è che, visto in quest’ottica, lo sviluppo dei biocarburanti viene visto come un’importante opportunità per i paesi più poveri, la cui economia è legata alle importazioni di petrolio, sia per ridurre la loro vulnerabilità che per incrementare occupazione e ricchezza del paese grazie alla produzione di carburanti a livello nazionale.
Quanto all’Europa e alle potenzialità dello stesso mercato europeo, il quale attualmente rappresenta circa un quarto della produzione complessiva di biocarburanti e che ammonta a 5 miliardi di litri, questa sarebbe in grado di garantire nel 2009, a pieno potenziale, circa 90.000 posti di lavoro, tra quelli diretti e indiretti. Inoltre, nel 2011 quando verranno ultimati gli impianti attualmente in costruzione, la capacità produttiva europea si porterebbe dai 2,8 del 2008 a 3 miliardi di litri effettivi con la formazione di 150.000 posti di lavoro. Nell’arco dello scorso anno, a livello mondiale sono stati prodotti 60 miliardi di litri di bioetanolo, dei quali 34 negli USA e 24-26 in Brasile

fonte: rinnovabili.it

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