lunedì 9 marzo 2009

ELETTRONICI, UE RIVEDE LA DIRETTIVA MADRE

Si avvicina a grandi passi il momento di intervenire sulla direttiva 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) adottata il 27 gennaio 2003 ed entrata in vigore il 13 febbraio 2003. Secondo la Commissione che ha presentato le sue proposte all'ultimo Consiglio ambiente Ue, la revisione della direttiva e' ormai indilazionabile: durante i primi cinque anni di attuazione della direttiva Raee sono emersi infatti problemi di ordine tecnico, giuridico e amministrativo che causano difficolta' e costi non previsti per gli operatori di mercato e le amministrazioni, costanti pericoli per l'ambiente, bassi livelli di innovazione nel settore della raccolta e del trattamento dei rifiuti, la mancanza di eque condizioni di concorrenza o addirittura una distorsione della concorrenza e un inutile carico amministrativo. La Commissione si e' impegnata a elaborare un ambiente normativo migliore, semplice, comprensibile, efficace e di cui sia possibile verificare l'attuazione. Gli obiettivi specifici della revisione della direttiva Raee sono stati stabiliti dalla Commissione nell'impegno a ridurre i costi amministrativi tramite l'eliminazione di tutti gli oneri amministrativi superflui, senza abbassare il livello di tutela dell'ambiente. Si propongono di migliorare l'efficacia e l'attuazione della direttiva garantendo un maggiore rispetto delle disposizioni e riducendo comportamenti opportunistici. E di ridurre gli impatti sull'ambiente della raccolta, del trattamento e del recupero dei Raee fino a livelli che permettano di ottenere i maggiori benefici per la societa'. La revisione permettera' dunque di eliminare alcune aree critiche: la poca chiarezza in merito ai prodotti disciplinati dall'attuale direttiva e alla loro classificazione, che porta gli Stati membri e le parti interessate ad interpretare le disposizioni vigenti in modo diverso. Attualmente circa il 65% delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) immesse sul mercato viene raccolto in modo differenziato, ma meno della meta' di questa quota viene trattata e notificata come previsto dalla direttiva; la parte restante rischia di essere trattata in maniera non conforme alle norme o di essere esportata illegalmente in paesi terzi, anche non appartenenti all'Ocse. Questo comporta la perdita di preziose materie prime secondarie e aumenta il rischio di rilascio di sostanze pericolose nell'ambiente, comprese le sostanze con elevato potenziale di riduzione dello strato di ozono e di surriscaldamento del pianeta. Inoltre, l'attuale percentuale di raccolta (4 kg per abitante l'anno) di Raee prodotti da nuclei domestici non riflette le diverse situazioni economiche degli Stati membri e gli obiettivi fissati possono quindi essere troppo modesti per taluni Stati e troppo ambiziosi per altri. Inoltre a causa delle differenze nelle disposizioni relative alla registrazione dei produttori nei diversi Stati membri, gli attori economici devono adeguarsi a 27 regimi di registrazione diversi, con inutile sovraccarico amministrativo. Per migliorare l'efficienza della direttiva la Commissione propone dunque di chiarire l'ambito di applicazione della direttiva istituendo un elenco fisso di prodotti, suddividere le apparecchiature in due categorie: apparecchiature utilizzate da nuclei domestici (B2C) o da utenti diversi dai nuclei domestici (B2B). si e' inoltre deciso di armonizzare la registrazione dei produttori e ridurre inutili oneri amministrativi tramite l'istituzione di registri interoperabili tra Stati membri o un registro europeo e armonizzare i requisiti in materia di registrazione e comunicazione. E' stata valutata inoltre la possibilita' di includere il riutilizzo delle apparecchiature intere negli obiettivi di riciclaggio e di fissare un nuovo obiettivo per i dispositivi medici.

fonte: ansa.it

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