giovedì 21 maggio 2009

Obama riduce le emissioni e i repubblicani lo accusano di danneggiare l’economia. Vi ricorda qualcosa?

Barack Obama ha proposto nuove norme rigorose per le emissioni delle auto e la realizzazione di una regolamentazione su tutto il territorio Usa delle emissioni dai tubi di scappamento dei veicoli. Il presidente Usa ha anche delineato la proposta: aumento degli obiettivi di rendimento energetico delle auto a 35,5 miglia per gallone (6,6 litri per 100 km) per i nuovi veicoli entro il 2016, anticipando così di 4 anni la scadenza rivista dalla legge sull’energia approvata da Bush nel 2007. Uno standard che in Europa è già alto, ma che negli Usa abituati a sprecare carburante a buon prezzo, somiglia ad una rivoluzione.

Le nuove norme riguarderanno i modelli costruiti dal 2012 al 2016 e che dovranno avere uno standard di risparmio energetico medio di 35,5 mpg. Secondo i calcoli fatti dall’amministrazione Obama questo dovrebbe permettere di risparmiare 1,8 miliardi di barili di petrolio, con un calo del consumo di carburanti del 5% all’anno e un tagli dei gas serra emessi dai mezzi di trasporto su strada di 900 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

La proposta, ha sottolineato Obama, permetterà agli Usa di ridurre la loro dipendenza dal petrolio straniero: «Lo status quo non è più accettabile. Per decenni, noi abbiamo fatto poco per accrescere il rendimento energetico dei veicoli e camion american». La proposta risolverebbe anche l’annoso conflitto che per gli 8 anni di amministrazione repubblicana ha diviso il governo federale Usa e molti dei suoi Stati, in particolare la California che guidava i “ribelli”, che tentavano di regolamentare localmente le emissioni di gas serra per ridurre il riscaldamento climatico, attraverso una specie di Protocollo di Kyoto “autarchico” che sostituiva quello che Bush si rifiutava di firmare.

Il segretario Usa ai trasporti, Ray La Hood, ha spiegato che «Il presidente Obama riunisce i governi federale e locali, l’industria automobilistica, i sindacati dei lavoratori e la comunità ambientalista dietro un programma che produrrà la cosa migliore della storia per permettere ai veicoli di avere un rendimento energetico più forte. Questo programma riduce la nostra dipendenza dal petrolio ed è buono per l’America e per il Pianeta».

La nuova politica, che permetterà ai consumatori Usa di fare economia alla pompa di benzina, è stata resa possibile anche per la crisi verticale dell’industria automobilistica americana, che fino all’altro anno ha fatto pesantissima lobbyng perché misure del genere non venissero approvate, trovando sempre il sostegno entusiasta del partito repubblicano.

Ora, con la catastrofe dell’auto Usa, con l’umiliante svendita alla Fiat e con l’arrivo delle piccole auto “risparmiose” italiane e giapponesi la diga è crollata e il mercato automobilistico statunitense si dovrà adeguare ai nuovi standard obamiani. Gli ultimi giapponesi spersi nella giungla eco-scettica sembrano proprio i repubblicani Usa che, nonostante un calo verticale di popolarità, si ostinano a difendere il vecchio modello petrolifero fossile-nucleare.

Ieri l’Energy and Commerce Committee della Camera dei rappresentanti Usa ha iniziato a discutere il disegno di legge presentato dal partito democratico per ridurre le emissioni di CO2 e di altri inquinanti e i repubblicani hanno subito detto che questo avrà costi economici insostenibili. La proposta di legge democratica (un mattone di 946 pagine) dovrebbe essere facilmente approvata con il voto del partito di Obama, forse già entro la settimana, ma i repubblicani cercano disperatamente di distruggere la proposta puntando dritti al suo cuore: la realizzazione di un sistema "cap-and-trade" sistema che dovrebbe progressivamente ridurre le emissioni di gas serra emesse da industrie, acciaierie, raffinerie ed altre imprese. I repubblicani sperano che la fronda democratica li aiuti a far mancare il numero di voti necessari all’approvazione.

Secondo Joe Barton, il capogruppo repubblicano nella commissione, la maggioranza democratica «Sta per imbarcarsi in un’avventura che metterà l´intera economia americana, che è la più grande del mondo, in una assoluta strettoia economica». Secondo i repubblicani gli Stati Uniti non dovrebbero approvare nessun sistema “cap-and-tradese la Cina e l´India non adotteranno un Piano per la riduzione dei gas serra almeno altrettanto rigorose di quello proposto dagli Usa.

Una proposta che ricorda molto da vicino le motivazioni dell’opposizione del governo italiano, spalleggiato dai Paesi Ue dell’ex Patto di Varsavia, al pacchetto 20-20-20 dell’Unione europea e che porterebbe al fallimento della conferenza sul clima di Copenhagen, dove invece Obama punta ad ottenere un accordo internazionale sul post-Kyoto e per la quale gli Usa hanno già avanzato l’impegno di una riduzione delle emissioni il 17% entro il 2020 ai livelli del 2005.

fonte: greenreport.it

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