martedì 12 maggio 2009

Clima, oceani sotto osservazione

Si è aperta oggi a Manado in Indonesia, la prima conferenza mondiale sull’Oceano che punta a sensibilizzare il mondo sulle conseguenze del riscaldamento climatico sui mari. Oltre 1.500 partecipanti (rappresentanti di 70 Paesi, dell’Onu, di Ong e dei mass media) sono attesi fino a venerdì al meeting, organizzata dal governo indonesiano nella capitale del nord dell’isola di Sulawesi.

La conferenza, che si svolge a livello ministeriale, dovrebbe concludersi con una dichiarazione, detta di Manado, un vero e proprio appello in cui si chiede che il vertice di Copenhagen, in programma a dicembre, si occupi anche degli oceani. L’obiettivo del summit della capitale danese è di raggiungere un accordo internazionale sulla riduzione dei gas serra, e proseguire così il protocollo di Kyoto, i cui primi impegni scadono nel 2012.

“È chiaro che le nostre preziose risorse marittime sono sempre più minacciate e che il riscaldamento climatico accelererà la loro distruzione in numerose aree della terra”, ha dichiarato il ministro indonesiano degli Affari Marittimi e della Pesca, Freddy Numeri, all’apertura della riunione.

“Servono misure urgenti di adattamento e compensazione per salvare non soltanto le risorse marittime ma anche le comunità che vivono sulle rive”, ha aggiunto Numeri. I mari e gli oceani rappresentano quasi il 71% della superficie della terra e circa un decimo degli uomini vive a meno di dieci chilometri dalle coste, secondo le stime.
Nel 2007, il gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima (GIEC) ha previsto l’aumento di 59 cm del livello del mare entro il 2100 tenendo conto soltanto dell’espansione naturale del volume delle acque oceaniche dovuta al loro riscaldamento, senza considerare i ghiaccai dell’Antartico e della Groenlandia.

Secondo studi recenti, gli oceani starebbero perdendo anche parte della loro capacità di assorbimento della CO2, essenziale per il pianeta. L’aumento del livello del mare dovrebbe comportare gravi conseguenze per alcuni Stati insulari, come le Maldive, e nelle zone dei grandi delta dei fiumi, in particolare in Asia.

fonte: lanuovaecologia.it

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