Altra giornata pesante per le Borse mondiali. L'Asia chiude con perdite intorno al 2 per cento, l'Europa sembra scampare la bufera, solo Milano fa registrare un brutto -1,75%, mentre a New York il Nasdaq perde l'1,9% (ma a metà seduta era sotto di oltre il 3%), e il Dow Jones lo 0,25%.
Le parole del presidente della Fed Ben Bernanke, secondo cui il mercato immobiliare inizierà a stabilizzarsi intorno al secondo trimestre del prossimo anno (mentre attualmente c'è un "equilibrio precario" tra i rischi inflazionistici e debole crescita economica), non riescono dunque a rassicurare i mercati, sempre in fibrillazione dalla fine dell'estate. Il tutto mentre il petrolio perde cala leggermente di prezzo e si attesta a quota 96 dollari (con l'Opec pronta ad intervenire aumentando la produzione) e il gasolio che in Italia segna il record di a 1,276 al litro sulla rete Agip.
Chiusura in pesante calo a Piazza Affari. Nel finale l'indice Mibtel segna un -1,75% a quota 30.009 punti, mentre l'S&PMib cede l'1,87% a 38.546 punti. Fra le piazze europee, in tenuta Francoforte (+0,75%), Londra (+0,16%), Madrid (+0,75%) mentre chiudono negative Parigi (-0,91%), Zurigo (-1,21%), Amsterdam (-1,34%) In calo i listini asiatici. Dollaro sempre debole, mentre il prezzo della benzina registra un nuovo record.
Gasolio, nuovo record. Sui mercati rimane forte la preoccupazione per la corsa dei rpezzi del petrolio. L'Opec annuncia la sua disponibilità ad alzare la produzione di greggio a dicembre - pur legando l'impennata dei prezzi unicamente a "manovre speculative" - e dalla Ue arriva un messaggio tranquillizzante, "non c'è rischio approvvigionamento".
Nel frattempo in Italia i carburanti continuano a rincarare: oggi il gasolio tocca un nuovo record sulla rete Agip, dove il prezzo consigliato con servizio è arrivato a 1,276 euro al litro; in aumento anche la benzina, con il prezzo consigliato della verde che arriva a 1,369 euro nei distributori del cane a sei zampe. Ma gli aumenti riguardano anche altri marchi.
Il petrolio frena. A incidere sui mercati asiatici contribuisce un insieme di fattori tra cui - oltre all'andamento negativo delle Borse Usa - il raffreddamento delle quotazioni del greggio dopo l'impennata a 98 dollari al barile: negli scambi elettronici in Asia si attesta infatti a quota 96 dollari, mentre sui mercati americani chiude a-0,85% a 95,55 dollari.
Opec: "Pronti ad aumento produzione". L'organizzazione di Vienna si dice "pronta ad aumentare la produzione", nel corso del meeting del 5 dicembre, per fronteggiare eventuali carenze dell'offerta. Tuttavia, per il segretario generale del cartello dei paesi produttori, Abdullah al-Badri, "non c'è assolutamente mancanza di rifornimenti di greggio, il mercato è ben fornito, il prezzo è determinato dal mercato ed è diventato un investimento finanziario".
Al-Badri ribadisce che i prezzi elevati sono frutto dei "timori dei consumatori e dei produttori" e non sono un bene per nessuno. L'Opec tenta così di frenare la corsa del greggio ma - come si è viato - senza effetti significativi.
Listini asiatici. I principali listini dell'Estremo Oriente chiudono registrando cali superiori al 2% e si riportano ai livelli della scorsa estate, quando sui mercati si era abbattuta la crisi dei mutui subprime. L'indice geografico di riferimento, il Morgan Stanley Asia-Pacifico, brucia 2,8 punti percentuali, a fronte di una chiusura in forte ribasso del Nikkei, a Tokyo, che perde il 2,02 per cento. Chiusura in forte calo anche per la Borsa di Shanghai, che ha termina la seduta in flessione del 4,85%.
Dollaro. Ancora una giornata di pesanti flessioni per il dollaro. In chiusura di scambi il rapporto con l'euro è fissato a 1,4695 e quello con la sterlina a 2,11, nuovo massimo storico. La divisa americana perde terreno anche rispetto allo yen con la parità fissata a 112,55.
fonte: repubblica.it
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venerdì 9 novembre 2007
Borse, male il Nasdaq e le asiatiche l'Opec interviene sulla corsa del petrolio
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