Negli anni recenti l'andamento dell'economia della Sicilia è stato caratterizzato da un ciclo espansivo non uniforme, che ha registrato velocità diverse: una crescita significativa fino al 2000 che poi ha assunto un profilo più debole negli anni successivi.
Questo è quanto si legge nel report "Criminalità, sicurezza e pmi" realizzato da Confcommercio con Format - Ricerche di Mercato. A livello nazionale tra il 1996 e il 2000 la crescita media annua del valore aggiunto è stata di poco inferiore al 2% e si è più che dimezzata nel successivo periodo 2001-2007 scendendo all'1,1%.
Rispetto a questa evoluzione l'economia della Sicilia, ha registrato un incremento medio annuo dell'1,9% mentre negli anni successivi la velocità di crescita si è ridotta. La crescita media annua del valore aggiunto tra il 2001 e il 2007 è stata dello 0,8%: un risultato inferiore alla crescita media annua a livello nazionale.
"Uno scenario poco brillante - si legge nel documento - reso ancora più critico dagli effetti di un gap tecnologico e infrastrutturale che rende più fragile il sistema produttivo regionale". Anche la spesa per consumi delle famiglie della Sicilia ha evidenziato nel corso degli ultimi anni una crescita significativa, del 2.8% tra il 1996 e il 2000; scendendo allo 0,4% tra il 2001-2007.
Nonostante il lento sviluppo produttivo degli ultimi anni, dice l'indagine, ci sono stati, in Sicilia, riflessi positivi sull'occupazione che ha registrato tra il 2000 e il 2008 un aumento degli occupati totali, passando da 1 milione 406 mila a 1 milione 480 mila unità pari ad una crescita del 5,3%.
Dal punto di vista della composizione settoriale, l'occupazione della regione è concentrata nei servizi, compresi quelli della Pubblica amministrazione, che rappresentano il 73% degli occupati; valori più ridotti riguardano l'industria (19,5% del totale) e l'agricoltura (7,5%). Rispetto al Sud Italia, la Sicilia ha una quota maggiore di occupati nei servizi e nell'agricoltura e una parte inferiore nell'industria.
Due imprese su tre dedicano una parte dei propri ricavi per sostenere i costi della sicurezza, per proteggersi dai rischi di furti, rapine, estorsioni. Il 21,2% degli imprenditori sostiene ogni anno costi per la sicurezza compresi tra l'1% e l'1,9% dei propri ricavi, il 30,5% tra il 2% e il 4,9% dei propri ricavi, il 13,8% superiori al 5% dei propri ricavi. In media, le Pmi sostengono ogni anno costi per proteggersi contro furti, rapine, estorsioni pari al 2% dei propri ricavi.
fonte: lasicilia.it
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venerdì 8 maggio 2009
L'economia siciliana non decolla
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