venerdì 8 maggio 2009

«Troppi rifiuti abbandonati in mare» L'allarme Fao sulla pesca fantasma

IL RAPPORTO. Le “reti fantasma” danneggiano l'ecosistema marino. Le attrezzature abbandonate, perse o dismesse possono continuare a pescare da sole anche per anni, uccidendo indiscriminatamente pesci e altri animali, compromettendo gli stock marini e costituendo anche un pericolo per le imbarcazioni. Lo conferma il nuovo rapporto realizzato congiuntamente dalla Fao e dal programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep), pubblicato in contemporanea alla Conferenza mondiale sugli oceani che si terrà a Manado, in Indonesia, dall'11 al 15 maggio prossimi.

LE STIME. Il rapporto stima che ogni anno vengono immessi 6,4 milioni di tonnellate rifiuti negli oceani, di cui 5,6 milioni di tonnellate, pari all'88%, proveniente da imbarcazioni mercantili. Si tratta di attrezzature marine abbandonate, perse o dismesse negli oceani, resistenti, fatte di materiali sintetici durevoli. Circa 8 milioni di prodotti costituenti rifiuti vengano rilasciati in mare ogni giorno, di cui circa 5 milioni (63%) sono rifiuti solidi gettati a mare o persi dalle navi. Secondo il rapporto in ogni chilometro quadrato di oceano galleggiano oltre 13.000 pezzi di immondizia di plastica.
COLONNE DI RIFIUTI. Nel 2002, sono stati trovati circa 6 kg di plastica per ogni kg di plancton vicino alla superficie di un punto di accumulo di immondizia marina nel Pacifico centrale, zona di convergenza equatoriale dove l’immondizia si accumula in alto mare. In alcune di queste aree, colonne di rifiuti tra i più variegati, tra cui vari tipi di plastica, funi, reti da pesca, così come i rifiuti delle imbarcazioni quali imballaggi, pagliericci, fili metallici, coperchi di plastica, bidoni e recipienti da pesca, insieme a chiazze oleose accumulatesi man mano, si estendono per molti chilometri.
LE CAUSE. Le cause della “pesca fantasma” sono i tramagli, le nasse e le trappole, mentre le reti da pesca intrappolano altri organismi marini e le reti a strascico danneggiano gli ecosistemi sottomarini. In particolare, i tramagli, muro sottomarino verticale di reti che può estendersi fino a 10.000 metri di lunghezza, sono il principale problema.
LE STRATEGIE. In molti casi i materiali vengono persi nei “conflitti tra attrezzature” in aree dove sono già sistemate altre trappole. «Le strategie per affrontare il problema – ha affermato Ichiro Nomura, vicedirettore generale della Fao per la pesca e l'acquacultura - devono dispiegarsi su vari fronti, e comprendere misure di prevenzione, di mitigazione e di cura».

fonte: lanuovaecologia.it

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