A quattro? A sei? Si tratta, per ora, solo di speculazioni, visto che parecchi passi devono ancora essere fatti, ognuno dei quali ineludibile. Di base, ad esempio, ci sono le caratteristiche sismiche e la distanza adeguata dai centri abitati. E poi, in particolare, il consenso delle popolazioni interessate, dei territori e degli enti locali come le Regioni. Servono inoltre adeguate quantità d'acqua per raffreddare gli impianti e una rete elettrica in grado di sopportare carichi notevoli. Questi ultimi due criteri, ad esempio, già da soli potrebbero servire ad escludere parecchie zone, probabilmente le isole. Quanto alla rete, non sono molte le aree in grado di assorbire l'energia di impianti di potenza elevata, che marciano per di più giorno e notte. Si vedrà.
Il percorso per arrivare al primo chilowatt venduto nel 2020 parte intanto con i decreti attuativi del governo e l'avvio dell'Agenzia nucleare entro febbraio del prossimo anno. Solo quando quest'ultima sarà operativa si entrerà nel vivo della procedura per la selezione dei siti, probabilmente nella seconda metà del prossimo anno, con l'individuazione di «macro aree» idonee. Sarà poi compito di ogni operatore, sostengono all'Enel, proporre la «nomination» di ogni singolo territorio e sottoporla all'autorizzazione prevista. In teoria, se le aree oggetto di scelta fossero demaniali, si potrebbe arrivare anche a delle aste, sul modello inglese. L'obiettivo, comunque, sarebbe quello di muovere il primo metro cubo di terra entro il 2013 (entro la legislatura in ossequio alle direttive del governo), mentre il primo calcestruzzo per l'isola nucleare sarebbe posato a metà 2015. E dopo il 2020 gli altri impianti in scaletta dovranno arrivare al ritmo di 18 mesi l'unofonte: corriere.it




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