lunedì 7 settembre 2009

Africa: veto a Copenhagen senza compensazioni economiche dai paesi ricchi

La notizia se confermata sarebbe assai grave. Alcuni studi avrebbero rivelato che proprio le emissioni di gas serra dai paesi ricchi sarebbero la causa delle spaventose siccità che hanno colpito il continente africano negli anni ’80.
Questo sarebbe benzina sul fuoco, dal momento che già esiste una polemica incandescente con i paesi del cosiddetto occidente industrializzato.
Infatti le nazioni ricche, vorrebbero che non solo quelle in via di sviluppo (v. India, Cina, Brasile…), ma anche quelle povere, al di disotto della soglia di sussistenza, contribuissero in qualche modo ai costi per la riduzione delle emissioni dei gas serra. Tema che dovrebbe essere il punto della discussione della conferenza di Copenhagen del prossimo dicembre.

La polemica sulla divisione dei costi

L’UA (Unione Africana) polemizza. C‘è chi per oltre un secolo ha consumato e inquinato senza regole né limiti, provocando danni incalcolabili alle zone come l’Africa, e continuandone probabilmente a causare anche oggi. La sola eventualità che, adesso, si possa chiedere a questi stessi Paesi, irrilevanti dal punto di vista dell’immissione di gas serra ma principali vittime di tale degrado ambientale, una qualsiasi partecipazione economica alla riduzione dei gas serra, suona come provocatorio. Inoltre altri studi e ricerche concordano sul fatto che proprio i paesi più poveri, non avendo risorse, saranno in quelli meno in grado di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Tra l’altro, secondo le più recenti analisi, a produrre la maggior parte dell’anidride carbonica accumulata nell’atmosfera terrestre (circa il 78%) sono proprio le nazioni industrializzate del nord del pianeta, mentre l’Africa è il continente più colpito dalle conseguenze dei cambiamenti climatici

Le reazioni dei Paesi africani

Secondo uno studio di base nel Regno Unito “Grantham Istituto di ricerca sui cambiamenti climatici e l’ambiente,” il riscaldamento globale potrebbe costare al continente circa 30 miliardi di dollari all’anno entro il 2015.
Questa cifra potrebbe salire tra i 50 miliardi e 100 miliardi di dollari entro il 2020 a causa di una crescita dei costi per far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici: le inondazioni sempre più frequenti e gravi, la siccità e le tempeste, così come i cambiamenti nel regime delle precipitazioni estreme, ha detto l’Istituto.
A questo punto Jean Ping, Presidente dell’Unione Africana ha raccomandato ai paesi ricchi a non tirarsi indietro sui propri impegni finanziari.
E a tale proposito proprio la settimana scorsa, una riunione dell’Unione Africana, con capi di stato e di governo dei paesi dell’organizzazione hanno formalizzato una richiesta di indennizzi pari almeno a 46 miliardi di euro all’anno, solo per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.
Se non ci fosse un accordo su queste cifre, i paesi africani sbandierano lo spauracchio di un veto su qualsiasi accordo alla conferenza di Copenhagen.
Questa ipotesi sarebbe davvero una brutta risposta all’ appello fatto ieri da Ginevra dal segretario dell’Onu. Certo se non saranno incluse regole chiare sulle compensazioni economiche che i paesi industrializzati dovranno versare, il rischio di un boicottaggio della conferenza di Copenhagen da parte dell’Unione Africana diventa sempre più concreto. A comunicarlo è il primo ministro dell’Etiopia Meles Zenawi, durante una riunione ad Addis Abeba del Forum per il partenariato con l’Africa, organizzata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). La settimana scorsa, nella riunione succitata, i capi di stato e di governo dei paesi africani hanno sollecitato lo stanziamento, come impegno economico, dell’equivalente di almeno 46 miliardi di euro all’anno solo per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. Secondo i più recenti studi, a produrre la maggior parte dell’anidride carbonica accumulata nell’atmosfera (circa il 78%) sono i paesi industrializzati del nord del pianeta, mentre l’Africa è il continente più colpito dalle conseguenze negative dei cambiamenti climatici, dalla desertificazione alla siccità, dalla variazione del periodo delle stagioni delle piogge all’erosione delle coste.

Vi ricordiamo il calendario dei prossimi negoziati sul clima e il riscaldamento globale, in vista della Conferenza di Copenhagen

fonte: rinnovabili.it

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