sabato 15 novembre 2008

Un’invenzione dell’800 per l’energia del 2008

Produrre idrogeno a basso costo. Come? Con dispositivo messo a punto quasi due secoli fa dal fisico italiano Giuseppe Botto

Arruolare vecchie invenzioni nell’attuale battaglia ai cambiamenti climatici: è successo solo qualche mese fa con l’eco frigo progettato da Einstein e capita ora con un dispositivo inventato nel lontano 1833 da Giuseppe Botto. Un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Salerno ha “rispolverato” il dispositivo per la produzione di idrogeno creato dal fisico italiano ben 175 anni fa, per renderlo una soluzione compatibile con l’odierno problema energetico. L’invenzione originale di Botto consisteva in una catena di fili in platino e ferro arrotolati intorno ad un supporto di legno; una volta posta sopra una fiamma, la termocoppia – costituita dai due metalli – genera corrente elettrica, impiegata a sua volta per l’elettrolisi delle molecole d’acqua. Ecco ottenuto l’idrogeno. In realtà l’intenzione originale dello scienziato era solo quella di dimostrare la produzione di elettricità attraverso una termocoppia metallica, non essendo ovviamente pronti, a quei tempi, a parlare di tecnologia dell’idrogeno. La convinzione alla base del lavoro salernitano è che questo dispositivo si possa invece dimostrare utilissimo nell’attuale ricerca della sostenibilità energetica. Il team universitario, guidato dal professor Roberto De Luca, ha così introdotto alcuni accorgimenti moderni: la sostituzione dei filamenti di platino e ferro con semiconduttori termoelettrici come il rame, decisamente più a buon mercato, e dei collettori solari parabolici al posto dell’originario bruciatore ad alcool. Inoltre per creare una maggiore differenza di temperatura tra il lato riscaldato del tubo e il lato freddo, un sistema di raffreddamento ad acqua. “Riteniamo che questa idea potrebbe essere utilizzata per la produzione di gas idrogeno direttamente dall’energia solare, attraverso l’elettrolisi” spiega De Luca. “Tuttavia, al giorno d’oggi, non si utilizzerebbero termocoppie, come nell’esperimento di Botto, ma si potrebbe, in modo più efficiente impiegare semiconduttori termoelettrici per ottenere una potenza di uscita più elevata”. I ricercatori ritengono che, nonostante la potenza elettrica di uscita per il dispositivo sperimentale sia solo di 20 mW, essa possa generare abbastanza corrente per la produzione di gas mediante elettrolisi dell’acqua, aprendo così una strada ad una tecnica economica che esula dalle avanzate modalità industriali, affidandosi a semplici componenti “fai-da-te”.


fonte: rinnovabili.it

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