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martedì 30 settembre 2008
Rifiuti in Campania, si estende la rivolta
TRA I SOLDATI A CHIAIANO: FOTO - VIDEO
Intanto i tempi dell'impianto slittano. A fine giugno Guido Bertolaso aveva annunciato che i primi conferimenti di spazzatura nella discarica non si sarebbero avuti prima di novanta giorni, ovvero in questo periodo. Ora si parla di "non oltre due mesi da adesso" per il primo camion e "non oltre quattro mesi" perché l'impianto sia a regime. Ciò non toglie che il quartiere resti in rivolta. Rivendicando come "parte della nostra comunità" anche quella trentina di manifestanti equipaggiati di caschi che hanno dato il via agli scontri di sabato sera e sui quali la Digos sta completando le identificazioni per procedere alle denunce. E caschi e petardi di cartone potrebbero essere la coreografia da portare in piazza domani davanti al premier. C'è anche un partito, l'Italia dei Valori, che ormai fiancheggia la protesta: un suo deputato Franco Barbato, è costantemente in piazza con i comitati, un documento del partito afferma che "il numero di discariche e termovalorizzatori previsto nel piano del governo appare totalmente sovradimensionato", Antonio Di Pietro continua a denunciare che l'emergenza rifiuti, fuori dal centro di Napoli, non è affatto terminata. Il tutto mentre il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, dopo aver ottenuto 60 milioni di opere nell'area, specie per il Parco dei Camaldoli, tenta di sdrammatizzare: "Le reazioni dei cittadini sono dovute a paure per qualcosa che non deve far paura".
Intanto in Alta Irpinia si riaccendono gli animi, nell'area del Formicoso, per la prevista discarica da circa 2 milioni di tonnellate. Un impianto già oggetto di numerose proteste, fra cui una manifestazione-concerto ad agosto con Vinicio Capossela. Ieri mattina l'esercito si è presentato all'alba, ha preso possesso del sito e lo ha recintato con filo spinato per dare il via ai carotaggi sui suoli. I cittadini del Comune più vicino, Andretta, si sono recati davanti al sito, dove sono stati raggiunti da sindaci e esponenti di un'altra decina di Comuni della zona. "Perché questa accelerazione? - lamentava il sindaco di Andretta Angelantonio Caruso - Siamo stati presi in giro, continueremo a combattere". La lotta potrebbe assumere varie forme: già si parla di una lettera a Giorgio Napolitano e di una discesa dei sindaci a Napoli, domani, per presentarsi in catene a Berlusconi. E giovedì Provincia e Comuni hanno indetto uno sciopero generale.
fonte: repubblica.it
Economia, italiani pessimisti
GUARDA LE TABELLE
Prezzi degli alimentari alle stelle. Per quanto il Price Monitor rilevi l'inflazione percepita, e quindi non si tratti di una rilevazione scientifica ma di una verifica delle sensazioni dei consumatori, emergono diversi tratti in comune con le rilevazioni Istat. Innanzitutto l'allarme alimentari: secondo gli intervistati, a settembre l'inflazione ha raggiunto il 19,2 per cento, il tasso più alto tra le categorie di beni e servizi. Seguono i trasporti (+14,7 per cento), le spese per la casa (14,6 per cento), per manutenzione di auto e motorini (13,9 per cento), abbigliamento e calzature (12,7 per cento). A differenza dell'Istat, che non include le spese per i mutui nella rilevazione dell'inflazione, l'Ipr considera anche le rate dell'acquisto della casa, che nella percezione dei consumatori a settembre sono aumentate su base annua dell'11,6 per cento, il 4,8 per cento in più rispetto al trimestre precedente (si tratta dell'aumento congiunturale maggiore). "Includiamo i mutui nella nostra indagine perché influiscono moltissimo in questo momento sul potere d'acquisto", spiega il direttore di Ipr Marketing Antonio Noto.
Al Meridione allarme prezzi. L'inflazione falcidia maggiormente il Sud: un dato che emerge dal sondaggio e che coincide, ancora una volta, con le rilevazioni dell'Istat. Infatti nel Sud e nelle Isole gli intervistati lamentano per ogni categoria di beni tassi d'inflazione più alti fino a quattro punti rispetto a quelli delle altre aree geografiche.
Prospettive nere per il Paese. Il pessimismo è diffuso tra gli italiani soprattutto per quel che riguarda le prospettive del Paese, mentre va un po' meglio per le prospettive personali. Nessuno pensa che la situazione complessiva economica dell'Italia sia molto positiva, c'è un 4 per cento che la ritiene 'abbastanza positiva', ma a ritenerla 'poco/per nulla positiva' è il 95 per cento. Anche in questo caso, i meridionali, sui quali pesano ancora di più le conseguenze della crisi, sono ancora più pessimisti: la percentuale di Sud e Isole è del 97 per cento, contro il 96 del Centro e il 92 del Nord. Il 66 per cento ritiene che la situazione sia peggiorata, mentre il 27 la vede stazionaria e il 6 'migliorata in modo significativo'. Spera in un miglioramento nei prossimi 12 mesi solo il 15 per cento degli intervistati, mentre il 50 per cento ritiene che peggiorerà. Però al Sud i pessimisti sono il 57 per cento, al Centro il 42 e al Nord il 48.
E la disoccupazione? Andrà peggio. A conferma dei dati poco confortanti diffusi il 29 dall'Istat, gli italiani temono in maggioranza che la disoccupazione aumenti nei prossimi 12 mesi (51 per cento). Solo il 33 per cento ritiene che rimarrà la stessa, e il 14 che diminuirà. Qui la forbice tra Nord e Sud si allarga: 57 per cento di pessimisti al Mezzogiorno e 46 nelle regioni settentrionali.
Valutazioni personali un po' più rosee. Pessimisti quasi al 100 per cento sulla situazione del Paese, gli italiani lo sono un po' meno su quella della propria famiglia. Vale insomma (in parte) il principio 'io speriamo che me la cavo', dal momento che la percentuale di coloro che ritengono che la propria situazione economica sia molto/abbastanza positiva è del 31 per cento, 4 punti in più rispetto alla precedente rilevazione di luglio, e che i pessimisti passano dal 71 al 68 per cento. Per il Sud naturalmente il rapporto è rovesciato: i soddisfatti sono il 25 per cento contro il 37 del Nord. Tuttavia il 57 per cento degli intervistati ritiene che la propria situazione economica sia peggiorata negli ultimi 12 mesi, il 2 per cento in più rispetto a luglio. E il 43 per cento ritiene che non migliorerà nei prossimi 12 mesi, mentre il 41 ritiene che peggiorerà.
Si erodono i risparmi, e si fanno debiti. Un clima così negativo dovrebbe far tornare gli italiani ad essere le formiche di un tempo, ma non si riesce, l'inflazione falcidia tutto e obbliga a metter mano ai risparmi. E infatti la quota di coloro che riescono a risparmiare una piccola parte del reddito scende dal 23 al 22 per cento, la quota di coloro che dichiarano di utilizzare anche i risparmi per far fronte a tutte le spese sale dal 20 di luglio al 25 per cento, e la quota di coloro che fanno debiti a causa dell'inflazione sale dall'8 all'11 per cento. Al Sud questa percentuale è del 16 per cento: un vero campanello d'allarme per il rischio usura.
La metodologia. Le interviste per il sondaggio sono state effettuate dal 25 al 28 settembre, su un panel di 1000 cittadini residenti in Italia, disaggregati per sesso, età ed area di residenza.
fonte: repubblica.it
IX Eco-guida. Nokia al primo posto
In generale la maggior parte delle aziende stanno rispondendo bene sia al rafforzamento dei criteri sui rifiuti elettronici e sulla chimica che alla recente introduzione di quelli relativi all'energia. I punteggi più alti sull'efficienza energetica vanno a singoli prodotti di Apple, Nokia, Sony Ericsson e Samsung. Toshiba fa da esempio per aver migliorato la sua politica sull'impatto climatico.
Fujitsu Siemens Computers salta dalla quindicesima posizione, che ricopriva a giugno, alla terza per aver individuato il 2010 come scadenza entro cui eliminare la plastica in PVC e tutti i ritardanti di fiamma a base di bromo dai suoi prodotti. In quarta posizione si trovano Sony Ericsson e Sony, con un punteggio pari a 5,3.
I nuovi articoli messi di recente in commercio da molte aziende sono meno tossici, ma finora nessuna ha mai prodotto un computer completamente privo di ritardanti di fiamma a base di bromo e di PVC.
La scorsa settimana Steve Jobs, il numero uno della Apple, ha annunciato una nuova linea di iPod davvero priva di queste sostanze, incluso il mercurio, seguendo l'esempio di altre compagnie leader come Nokia e Sony Ericsson.
Un ottimo passo avanti, perfettamente in linea con l'impegno assunto da Jobs di eliminare questi elementi tossici dai suoi prodotti entro il 2008. Greenpeace non è favorevole, però, alla modalità di progettazione di questa linea che, dato l'elevato costo di sostituzione della batteria, incoraggia il consumatore a compare un nuovo prodotto.
Philips risulta essere la compagnia con la peggiore posizione in materia di gestione e riciclo dei propri rifiuti elettronici. Si trova in 12esima posizione, con un punteggio pari a 4,3, anche perchè continua a ostacolare qualsiasi approccio a favore del principio di responsabilità individuale del produttore nell'Ue.
L'Eco-guida ai prodotti elettronici verdi continua a influenzare l'industria hi-tech verso produzioni più sostenibili, come dimostra il recente lancio del nuovo processore Xeon 5400 ad uso dei transistor, prodotto da Hafnium senza alcun ritardante di fiamma, compresi quelli a base di bromo.
SPEDIZIONE DI ROTTAMI FERROSI: NUOVE NORME
Le indicazioni del Dicastero (circolare 9 settembre 2008) disegnano il quadro delle regole alla luce del Regolamento (Ce) n. 1013/2006 sulla spedizione di rifiuti e del Dlgs 4/2008 che ha introdotto nel Dlgs 152/2006 una nuova e più restrittiva definizione di materie prime secondarie, cancellando la categoria di "Mps ex lege" rappresentate dalle materie prime secondarie per attività siderurgiche e metallurgiche.
Le istruzioni dello stesso Dicastero riguardano le quattro fattispecie ipotizzabili:
- importazione dei rottami a fine di recupero;
- importazione a fine di smaltimento;
- esportazione a fine di recupero;
- esportazione a fine di smaltimento.
La Normativa (pdf 568k)
fonte: ambiente.it
Rinenergy: Convegno Energia, Ambiente e Progresso nel Sistema Brianza
Venerdi 3 Ottobre presso il Palacandy di Monza Convegno: “Energia, Ambiente e Progresso nel Sistema Brianza”. Rinenergy, dopo il successo del convegno organizzato lo scorso anno presso la Camera di Commercio, riprende il rapporto diretto con il territorio di Monza e Brianza proponendo un aggiornamento sui temi affrontati in merito all’impegno di promuovere uno sviluppo sostenibile, tenendo conto dei mutamenti e delle nuove tematiche che ne derivano. Con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, del Comune di Monza e del Comune di Albiate, presso il Palacandy di Monza, a partire dalle ore 9.30, in occasione dell’apertura di Habitat Clima, avrà luogo il Convegno: Energia, Ambiente e Progresso nel Sistema Brianza La Brianza è il Paese più delizioso di tutta l’Italia (Stendhal 1818)
L’attenzione sarà focalizzata su:
• il processo di riqualificazione e la ricerca della sostenibilità nel territorio brianzolo
• il ruolo indispensabile che compete al cittadino
• la sfida attuata e attuabile dal mondo imprenditoriale locale
• la mobilità: soluzioni, proposte e progetti concreti
Maurizio Colombo, Direttore del Giornale di Monza, conoscitore del territorio, condurrà la giornata di lavori nel corso della quale, fra interventi e dibattiti, si confronteranno esponenti dell’Istituto di Urbanistica della Lombardia, dell’Agenzia di Sviluppo Milano Metropoli, del dipartimento di Sociologia dell’ambiente dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, dell’Ordine degli Architetti di Monza e Brianza, della Confindustria di Monza e Brianza, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, del Comune di Monza e di Albiate, dell’Assimpredil, Bioarchitetti, Consulenti di progettazione e tecnologie realizzative, aziende virtuose impegnate nello sviluppo sostenibile e con la partecipazione della rivista Quattroruote.
Ancora una volta cerchiamo di allargare il dialogo fra portatori di interessi diversi, di portare avanti dei messaggi, di fornire proposte concrete e soprattutto di proporre un polo di scambio fra domanda e offerta, costruendo una importante matrice di dialogo.
L’obiettivo finale è quello di avere benefici globali, mettendo in pratica un principio fondamentale del pensiero Glocal ossia think global, act local: pensa globalmente agisci localmente.
La partecipazione al Convegno è gratuita, previa iscrizione, attuabile attraverso il sito www.rinenergy.it
Per informazioni: info@rinenergy.it
fonte: ecoage.it
CDM in Marocco
fonte: minambiente.it
Dopo l' APAT la scure sull' ENEA
Oggi, con le emergenze in atto, con l'economia che scricchiola mettendo in discussione la filosofia della crescita infinita, può un paese gettarsi a capofitto nelle scelte di crescita e trascurare lo sviluppo?
Sembrerebbe che l'Italia si stia muovendo in questa direzione.
Dai parchi al nucleare dall'Apat all'Enea.
I parchi senza soldi e piani, una scelta nucleare spinta senza valutare costi/benefici (e tralasciando i problemi irrisolti come le scorie e i siti), l'Apat che è l'ente preposto per il monitoraggio e la protezione ambientale, il controllo nucleare, rifiuti, difesa del suolo e delle risorse idriche, fatto confluire nell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) insieme a Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica), e con 700 precari che non sanno che fine faranno e che hanno occupato la sede.
Ed ora tocca all'Enea. L'ente sta per chiudere i battenti e trasformarsi in un altro Ente focalizzato solo sull'energia, e con particolare riferimento all'energia nucleare. Saranno eliminate (o trasferite), quindi, le attività sull'ambiente (compreso il clima), sull'agricoltura, sulle tecnologie non energetiche e su tutto quanto ciò che non abbia dirette connessioni con l'energia.
È quanto è in discussione presso la X Commissione della Camera dei Deputati per il decreto: «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia (C. 1441-ter Governo)» e relativi emendamenti.
Tutto investe anche la Sogin (Societè gestione impianti nucleari) e questi vari pezzi (Enea, Sogin, Apat) che hanno una competenza nucleare formeranno un altro ente.
E che fine faranno ambiente, clima, agricoltura, i controlli sul territorio, ecc. ecc.?
Non è che non si possa mettere ordine e adeguare Enti e strutture dello Stato in base alle direzioni in cui va la società e quindi le scelte economiche, ma possono i cittadini sapere il disegno complessivo? Chi lavora può sapere se continuerà a farlo? E l'energia è solo nucleare o non anche efficienza ed energie alternative?
E può il timone essere posizionato su un isolotto e abbandonare le grandi mete?
Tutto questo nel silenzio più assordante di ambientalisti, verdi e media.
fonte: vglobale.it
Verde Helsinki
Si chiama Eco Viikki ed è un progetto avviato alla fine degli anni Novanta dalla capitale finlandese. Scopo del progetto è la creazione di un quartiere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale
Viikki è un quartiere residenziale a 7 chilometri dal centro di Helsinki, fulcro di un progetto di sviluppo urbanistico eco-sostenibile avviato a fine anni '90 dal comune. “Eco Viikki è il nome di un progetto urbanistico , un esperimento di sviluppo che sia sostenibile non solo da un punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale - spiega Alice Pittacolo, consulente ambientale - le case sono realizzate in materiali isolanti e progettate per avere molti spazi destinati ad attività comuni, come le saune e le lavanderie, così da risparmiare sul consumo energetico di tanti spazi singoli”.
Le abitazioni di legno, che attualmente ospitano duemila residenti, sono collegate tra loro da giardini e orti e sono realizzate con accorgimenti e criteri che comportano un risparmio energetico del 35% rispetto agli altri progetti residenziali della Finlandia.
A lavori terminati, entro un paio d'anni, a Viikki saranno in 13 mila tra residenti e persone che vi lavoreranno. Seimila gli studenti e altrettanti nuovi posti di lavoro. “Il 70% del fabbisogno energetico di Eco Viikki proviene da fonti rinnovabili - continua Alice Pittacolo - principalmente dai pannelli solari sui tetti che riscaldano circa la metà dell'acqua che arriva in casa.Si risparmia anche grazie al teleriscaldamento: l'acqua usata per produrre energia, che e' ad elevate temperature, viene incanalata direttamente in tubazioni che arrivano alle case”fonte: lanuovaecologia.it
Internauta eco-detective
Navigando su Google Earth scopre una nave che probabilmente scarica in mare i residui del lavaggio delle cisterne. La denuncia di un impiegato romano fa scattare le indagini
Quando ha cercato su 'Google Earth' un'immagine satellitare della costa viterbese e ha visto quella enorme macchia al largo di Montalto di Castro, ha pensato che fosse improvvisamente emersa un'isola. Ha usato lo zoom per avere una visione più definita ed è comparso un grande mercantile circondato da una gigantesca chiazza, probabilmente oleosa. Cosìun impiegato romano di 47 anni racconta come ha scoperto una nave che, probabilmente, stava scaricando in mare i residui del lavaggio delle cisterne davanti alla costa viterbese.
''Durante le mie navigazioni su internet - ha spiegato l'internauta, che ha chiesto di restare anonimo - avevo appreso che la Provincia di Viterbo aveva istituito un osservatorio sull'ambiente e la legalità assegnandone la gestione a Legambiente. "Così ho telefonato al responsabile, Umberto Cinalli, gli ho illustrato la situazione e gli ho inviato la l'inquietante fotografia satellitare''. Lo stesso giorno, Cinalli ha provveduto a girare la segnalazione alla stazione navale della Guardia di Finanza di Civitavecchia, che sta indagando sull'episodio.
"Purtroppo - ha detto ancora l'internauta - le foto aeree o satellitari vengono inserite su 'Google Earth' periodicamente e senza la data in cui sono state riprese. Quindi non è possibile stabilire con certezza il giorno in cui si è verificato il fatto. Tuttavia, l'arco di tempo dovrebbe essere compreso tra pochi giorni a un massimo di 2-3 mesi". Secondo Cinalli, di qualsiasi cosa si tratti, su quella fotografia va fatta piena luce. ''Qualcuno - ha spiegato - ci ha suggerito che potrebbe trattarsi di una nave intenta a dragare sabbia e che la macchia ripresa dal satellite potrebbe essere stata causata dal sollevamento di detriti dal fondale marino. Ma sarebbe comunque una pratica vietata''.
Quando, due anni fa, la Regione Lazio dispose interventi sulla costa - ha aggiunto - ''i movimenti ambientalisti e soprattutto i pescatori della zona si opposero perché le draghe distruggevano l'habitat dei pesci''. Tanto che la stessa Regione bloccò i prelievi di sabbia. Quindi - ha sottolineato - anche si trattasse di una nave-draga, avrebbe lavorato illegalmente, oltre a causare un grave danno ambientale. Sul fronte delle indagini, la Guardia di Finanza sta tentando di risalire al periodo in cui è stata scattata la foto satellitare: ma l'aumento esponenziale del traffico marittimo da e per Civitavecchia rende difficilissimo individuare la navefonte: lanuovaecologia.it
Ecuador, natura e diritti nella nuova costituzione
I cittadini ecuadoriani al voto hanno approvato la nuova costituzione del presidente Rafael Correa. Da oggi, fiumi, laghi e alberi del paese vedranno riconosciuto il proprio diritto ad esistere e prosperare
fonte: lanuovaecologia.it
«A rischio i controlli ambientali»
Un emendamento blocca la stabilizzazione dei 700 precari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. E il 50% dei posti di lavoro è a rischio. «L’Italia potrebbe perdere l’unico sistema in grado di garantire informazioni credibili sul suo stato ambientale»
È attivo ufficialmente da soli 20 giorni l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ispra), ma la struttura è già in subbuglio. Il governo ha iniziato accorpando in tutta fretta Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e i servizi tecnici), Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e Infs (Istituto nazionale per la fauna selvatica), mentre dal mondo ambientalista arrivava l'allarme sul possibile indebolimento di questi enti e delle importanti funzioni che gli sono affidare. Poi l'esecutivo ha improvvisamente rallentato, lasciando l'Ispra senza statuto e organizzazione. Infine, grazie all’emendamento che blocca la stabilizzazione dei precari, è pronto a lasciare il 50% del personale senza posto di lavoro.
fonte: lanuovaecologia.it
lunedì 29 settembre 2008
Borse, crolla anche l'Asia
La Borsa di Tokyo ha chiuso in forte ribasso. L'indice Nikkei ha terminato la seduta in calo del 4,12% a 11.259,86 punti, dopo il «no» a sorpresa da parte del Congresso Usa del piano di salvataggio di Wall Street che ha portato al crollo della Borsa di New York. Male anche tutte le altre piazze finanziarie asiatiche.
ATTESA PER DISCORSO BUSH - In attesa del discorso che il presidente Bush terrà quesgto pomeriggio per tentare di rilanciare il piano di sostegno alle istituzioni finanziarie bocciato a sorpresa dalla Camera, il primo ministro belga Yves Leterme ha annunciato che è stato raggiunto un accordo tra i governi belga, francese e lussemburghese per immettere 6,4 miliardi di euro nella banca-assicuratrice franco-belga Dexia ed impedirnme così il fallimento
fonte: corriere.it
Le borse in segno negativo
A soffrire sono soprattutto i bancari (-5% l'indice Dj Stoxx di settore), sotto shock dopo le nazionalizzazioni di Fortis e Bradford & Bingley e le linee di credito d'emergenza messe a disposizione di Hypo Real Estate.
Inizio di settimana difficile per Piazza Affari: -1,53%. A Milano male tutti i bancari; il titolo più bersagliato è Unicredit che cede il 5,7%. Scivolone per l'euro, che è sceso a quota 1,4311 nei confronti del dollaro.
fonte: lasicilia.it
Ecomostri, riparte la caccia
Più difficile ottenere risultati quando si deve combattare con degli "ecomostriciattoli", scempi apparentemente minori, ma spesso ancora più pericolosi perché messi insieme vanno a formare quel rumore di fondo che rende tutti un po' più sordi ed assuefatti a degrado e illegalità. Per questo Legambiente e Ecoradio da qualche mese hanno lanciato "Hai visto un EcoMostro?", una campagna di segnalazioni che chiama tutti a vigilare sugli abusi commessi sul territorio. Non solo sui grandi scempi, i più gravi dei quali sono ormai ordinati in una classifica ben precisa, ma anche quelli apparentemente minori e periferici.
Ora a dare ancora più forza e visibilità a questa inziativa ci sarà anche Repubblica.it, pubblicando le immagini e le denunce dei lettori. Nei casi più eclatanti e problematici, legati soprattutto all'abusivismo edilizio e alla violazione della normativa a tutela del territorio, le segnalazioni ricevute da Ecoradio e Legambiente prima di essere rilanciate e rese pubbliche saranno controllare "sul posto" da un gruppo di esperti per verificare che per quanto sgradevoli o criticabili siano effettivamente anche illegali.
Periodicamente verranno diffuse invece immagini e segnalazioni di situazioni alle quali ci stiamo purtroppo via via abituando: piccole discariche abusive, piste ciclabili inagibili o parchi abbandonati all'incuria. L'iniziativa non vuole limitarsi però alla fase di individuazione e denuncia e intende offrire anche un supporto tecnico e burocratico per permettere ai cittadini di agire e mobilitarsi: guide per contattare gli organi comunali, provinciali, o regionali, indicazioni pratiche su come avviare petizioni e ricorsi.
Manda una mail all'indirizzo ecomostri@ecoradio.it
scrivendo nell'oggetto "EcoMostro" e allegando a immagini e video qualche riga di testo per spiegare il tipo di abuso o di illecito e i danni per l'ambiente. "L'iniziativa - spiegano gli organizzatori - non vuole essere un'operazione isolata con fini sensazionalistici limitati ad un breve periodo d'attività, ma intende dare una continuità temporale in grado di raggiungere lo scopo di monitorare costantemente, grazie all'intervento consapevole e attivo dei cittadini. In più partecipano, in più riusciamo a vigilare in modo capillare sul territorio e a far partire contestualmente la ricerca di soluzioni efficaci per annullare i danni al nostro patrimonio artistico e ambientale"
fonte: repubblica.it
Tasso disoccupazione sale al 6,7%
OCCUPAZIONE - Nel frattempo continua a crescere anche l'occupazione. Il numero di occupati è risultato pari a 23.581.000 unità, con un aumento su base annua dell'1,2% (+283.000 unità), in moderato rallentamento rispetto al passato. Nel secondo trimestre 2008, infatti, è aumentato il numero di persone in cerca di occupazione: l'offerta di lavoro ha registrato - secondo i dati Istat - rispetto allo stesso periodo del 2007, una crescita del 2,3% (+574.000 unità). Rispetto al primo trimestre 2008, però, al netto dei fattori stagionali, l'offerta di lavoro è aumentata dello 0,6%. L'aumento dell'occupazione risente del nuovo aumento della popolazione straniera, soprattutto cittadini neo comunitari, ma cresce in modo particolare nel nord. La maggiore occupazione riflette anche la crescita del part-time, modalità di impiego che sembrerebbe sostituire il tempo pieno: la crescita del lavoro ad orario ridotto riguarda inoltre anche gli uomini e,. in modo significativo, pari a 110 mila unità. Inoltre. spiega ancora l'Istituto di statistica, circa due terzi dell'aumento degli occupati part-time è di tipo involontario.
TASSO DI OCCUPAZIONE - Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è aumentato di tre decimi di punto rispetto al secondo trimestre 2007, portandosi al 59,2%. L'occupazione cresce soprattutto nel Nord (+1,6%, 189 mila persone); nel Centro la crescita è dello 0,5% (26 mila persone); al Sud è dell'1% (69 mila persone). L'aumento si concentra nel terziario (447 mila persone), specie alberghi, ristoranti, servizi a imprese e famiglie. L'occupazione a tempo determinato sale di 138 mila persone, raggiungendo il 14% del totale: riguarda soprattutto gli uomini, il Nord, i servizi; un terzo dell'aumento interessa gli stranieri. L'aumento tendenziale del tasso di occupazione si deve solo alla componente femminile. L'allargamento dell'area di disoccupazione interessa invece tutto il territorio nazionale e riflette la crescita di inattivi ed ex-occupati (+88 mila nel Centro e al Nord, soprattutto uomini). Nel Mezzogiorno, il fenomeno riguarda le donne inattivefonte: corriere.it
Corteo a Chiaiano dopo gli scontri La discarica resta off limits
Dopo il corpo a corpo di sabato, ieri sera nel quartiere napoletano i manifestanti sono tornati in strada per un corteo spontaneo. Accuse reciproche dopo gli scontri di sabato. Bertolaso conferma che il sito è aperto al sindaco ma non ai cittadini, che chiedono di entrare e annunciano una protesta a oltranza
Dopo il corpo a corpo di sabato, ieri sera a Chiaiano i manifestanti sono tornati in strada per un corteo spontaneo che ha attraversato il quartiere napoletano, senza però dirigersi verso la discarica in costruzione. La sensazione è quella di un muro contro muro che ha ormai sostituito il cima di trattativa, che pure si era instaurato nei cinque mesi della protesta. Una sensazione che emerge dalle parole pronunciate ieri dal sottosegretario Bertolaso secondo cui la protesta di Chiaiano è "senza argomenti", e "non porta alcuna proposta". "Noi andremo avanti: il tempo delle chiacchiere è finito", aggiunge Bertolaso, la cui struttura sta ultimando la bonifica e procede spedita verso l'apertura della discarica.
Dopo gli scontri di sabato, i comitati denunciano dieci contusi e l'uso dei lacrimogeni cs, quelli del G8 di Genova. “Ne abbiamo riconosciuto l'odore tremendo" affermano. La denuncia viene però smentita dalle forze dell'ordine, che contano cinque feriti a cui Bertolaso esprime la sua solidarietà. "I responsabili di questo sono coloro che hanno impedito per un anno qualsiasi soluzione al problema della mondezza in Campania – ha detto il sottosegretario – e che ieri hanno mandato avanti centinaia di manifestanti, contro poliziotti e carabinieri con caschi e scudi di plexiglas''.
Chi ancora è impegnato per aprire un varco alla trattativa è il sindaco di Marano Salvatore Perrotta., che è tornato a chiedere di poter ispezionare la cava: possibilità che, precisa il commissariato, per lui è già aperta, ma è preclusa ai cittadini, visto che il sito è di interesse strategico nazionale. Perrotta ha anche richiamato in ballo i tecnici di parte che avevano partecipato ai tavoli di studio con i colleghi del sottosegretariato, chiedendo che possano "tornare nella cava a controllare l'avanzamento dei lavori".
fonte: lanuovaecologia.it
La Capitale della ramazza
Continua anche oggi a Roma la "maratona" delle pulizie. Ieri 3.600 gli studenti impegnati in giardini di scuole, strade, cortili e piazze. L’iniziativa è inserita nell’ambito di Clean Up the World, quattro giorni di volontariato ambientale nel mondo
Oltre 3.600 studenti di 180 classi romane, di scuole di ogni genere e grado, hanno aperto ieri “Puliamo Roma”, la speciale edizione della Capitale della storica Puliamo il Mondo. E oggi la campagna di "pulizia Capitale" prosegue, con rastrelli per ripulire giardini di scuola, strade, cortili e piazze: una partecipazione eccezionale per l’avvio del più grande appuntamento di volontariato ambientale nel mondo, Clean Up the World, la quattro giorni di volontariato ambientale organizzata in Italia da Legambiente, e in collaborazione con il Tgr Lazio della RAI e, per Roma, con il contributo del Comune di Roma ed il supporto dell’AMA.

fonte: lanuovaecologia.it
Otto mosse "riciclone" per salvare il clima
Legambiente, in occasione di “Puliamo il Mondo 2008”, avverte che si possono risparmiare all’atmosfera 200Kg di CO2 riciclando 200kg di spazzatura. Attraverso semplici gesti quotidiani. Ecco quali
Ecco gli 8 consigli di Legambiente per riciclare i rifiuti urbani e risparmiare le emissioni di CO2:
1. avviare a riciclo due scatole di cartone al giorno (100 grammi al giorno, 30 Kg all'anno, risparmio 27 Kg CO2).
2. avviare a riciclo il 40% degli scarti organici di cucina (170 grammi al giorno, 51 Kg all'anno, risparmio 20 Kg CO2)
3. avviare a riciclo 2 bottiglie o flaconi e 2 vaschette di plastica (120 grammi al giorno, 36 Kg all'anno, risparmio 72 Kg CO2)
4. riutilizzare in ufficio 10 fogli di carta scrivendoci sul retro (25 grammi al giorno, 7,5 Kg all'anno, risparmio 16 Kg CO2)
5. avviare a riciclo 1 scatoletta di metallo al giorno (20 grammi al giorno, 6 Kg all'anno, risparmio 11 Kg CO2)
6. avviare a riciclo 3 vasetti di vetro a settimana (110 grammi al giorno, 33 Kg all'anno, risparmio 11 Kg CO2)
7. avviare a riciclo 1 lattina di bibita alla settimana (3,5 grammi al giorno, 1 Kg all'anno, risparmio 17 Kg CO2)
8. avviare a riciclo 1 giornale (100 grammi al giorno, 30 Kg all'anno, risparmio 27 Kg CO2).
fonte: lanuovaecologia.it
Otto mosse "riciclone" per salvare il clima
Legambiente, in occasione di “Puliamo il Mondo 2008”, avverte che si possono risparmiare all’atmosfera 200Kg di CO2 riciclando 200kg di spazzatura. Attraverso semplici gesti quotidiani. Ecco quali
Ecco gli 8 consigli di Legambiente per riciclare i rifiuti urbani e risparmiare le emissioni di CO2:
1. avviare a riciclo due scatole di cartone al giorno (100 grammi al giorno, 30 Kg all'anno, risparmio 27 Kg CO2).
2. avviare a riciclo il 40% degli scarti organici di cucina (170 grammi al giorno, 51 Kg all'anno, risparmio 20 Kg CO2)
3. avviare a riciclo 2 bottiglie o flaconi e 2 vaschette di plastica (120 grammi al giorno, 36 Kg all'anno, risparmio 72 Kg CO2)
4. riutilizzare in ufficio 10 fogli di carta scrivendoci sul retro (25 grammi al giorno, 7,5 Kg all'anno, risparmio 16 Kg CO2)
5. avviare a riciclo 1 scatoletta di metallo al giorno (20 grammi al giorno, 6 Kg all'anno, risparmio 11 Kg CO2)
6. avviare a riciclo 3 vasetti di vetro a settimana (110 grammi al giorno, 33 Kg all'anno, risparmio 11 Kg CO2)
7. avviare a riciclo 1 lattina di bibita alla settimana (3,5 grammi al giorno, 1 Kg all'anno, risparmio 17 Kg CO2)
8. avviare a riciclo 1 giornale (100 grammi al giorno, 30 Kg all'anno, risparmio 27 Kg CO2).
fonte: lanuovaecologia.it
Scuole protagoniste a Puliamo il mondo
Legambiente dà il via ai lavori di pulizia straordinaria in tutta Italia. Studenti e insegnanti protagonisti della campagna. Ma l’associazione ricorda: «L’impegno dei ragazzi non può sostituire quello delle amministrazioni»
Puliamo il Mondo prende il via dalle scuole: 600 istituti in tutta Italia e centinaia di migliaia di bambini e ragazzi si trasformano in spazzini per un giorno per ripulire dai rifiuti strade, piazze e spazi verdi della propria città.
fonte: lanuovaecologia.it
Turismo predatorio
L'effetto boomerang del turismo Predatorio.Un film degli anni '90, Mars Attack iniziava con la frase Bel pianeta, lo prendiamo!. Era una lunga parodia dei b-movies degli anni '50 in cui spaventosi alieni scendevano sulla Terra per sottoscrivere trattati di pace e, contemporaneamente alla firma, fare strage di terrestri come fossero indiani d'america. Citare questo film ci sembra il miglior modo per cominciare a parlare di turismo predatorio. Qualche volta, diciamo molto spesso, il nostro comportamento in vacanza non è diverso da quello dei marziani del film.
Cosa è il turismo predatorio?
Per turismo predatorio si intende qualsiasi azione o comportamento del turista con conseguenze sugli equilibri e sul patrimonio culturale del luogo. Non sempre però è colpa della maleducazione del turista. Nell'immaginario collettivo un paradiso turistico deve apparire al turista come un angolo incontaminato del paese. Fin qui nulla di male, il turismo consente di proteggere risorse ambientali dallo sfruttamento per altri scopi e fornisce un fattore di rilancio economico del posto. La realtà è però più complessa. Per massimizzare il profitto le strutture ricettive tendono a impedire l'accesso alle risorse ambientali alle popolazione indigene che fino a quel momento avevano basato la propria autosussistenza dalle attività di caccia, di pesca o di coltivazione. Il business del turismo di massa a carattere predatorio tende a realizzare nelle mete vacanziere strutture ricettive superiori al potenziale massimo di accoglienza locale (cd carrying capacity). Ampie aree di territorio sono espropriate o inibite alla popolazione locale e concesse ai soli turisti paganti per appagare il loro sogno e il desiderio di vivere pochi giorni in un angolo incontaminato del globo. Le attività di pesca e di caccia sono fortemente indebolite. Agli abitanti del luogo non resta altro che fornire manodopera a basso costo per le grandi strutture ricettive o dedicarsi alla vendita di prodotti folkloristici del luogo. Viene così meno la cultura del luogo. Non a caso alcuni centri turistici in Africa o in Asia oggi somigliano a dei grandi centri commerciali. E' sufficiente spostarsi nelle zone interne del paese per poche decine di chilometri per scoprire un mondo ben diverso: il terzo mondo.
Soltanto il 30% dei ricavi turistici va alla popolazione locale
Dopo secoli di storia alcune popolazioni native non possono più praticare la caccia, la pesca o la raccolta della legna a causa delle zone off-limit, recintate o comunque rese accessibili ai soli turisti paganti. La massificazione del turismo predatorio tende a creare delle isole turistiche in cui sono ricostruiti tutti gli standard qualitativi del turista ospite, al fine di appagare le sue abitudini (es. shopping center) e garantire un'accoglienza all'occidentale del tutto aliena alla cultura del luogo. L'introduzione degli standard qualitativi occidentali aumenta indirettamente anche il costo della vita locale andando a peggiorare la povertà assoluta e relativa degli abitanti. Le minori risorse naturali a disposizione spingono i nativi ad abbandonare le vecchie attività lavorative per mettersi al servizio dell'industria turistica ottenendo in cambio lavori umili e precari. Soltanto il 30% dei ricavi turistici resta nel luogo sotto forma di reddito. Gran parte dei ricavi remunera i finanziamenti e il capitale investito per costruire la mega-struttura turistica.
L'impatto sulla cultura del luogo
Il turismo predatorio trasforma le tradizioni locali in strumenti di mero intrattenimento turistico sotto forma di spettacoli esotici e folkloristici, perdendo così l'autenticità del legame con la propria storia del luogo e con la vera cultura popolare. La cementificazione del paradiso turistico aumenta il valore patrimoniale dei terreni spingendo i ceti poveri all'emigrazione verso le aree sub-urbane più a buon mercato ma anche più degradate. Vengono così a crearsi quartieri poveri, o ghetti, dove trovano facile diffusione la droga, la criminalità, la prostituzione e la violenza.
Il turismo predatorio non dura per sempre
Le conseguenze del turismo predatorio appena delineate potrebbero apparire agli occhi esterni di un turista come un inevitabile prezzo da pagare in nome dello sviluppo economico. Tuttavia, lo sviluppo economico avviato dal turismo predatorio non è durevole nel tempo. Con l'urbanizzazione e le strutture ricettive stile occidentale arriva di conseguenza anche l'inquinamento e la produzione di rifiuti su scala, oltre la capacità naturale di riassorbimento dell'ambiente. Lo scempio sociale e ambientale arriverà ad un punto tale da far sconsigliare la meta turistica per ragioni di sicurezza o semplicemente per l'aver perduto ogni caratteristica dell'originario paradiso naturale.
I turisti eviteranno di recarsi in vacanza nel luogo facendo calare i prezzi e le holding turistiche non faranno altro che disinvestire dal luogo ormai degradato per investire altrove, verso nuove mete turistiche incontaminate da sfruttare, lasciando sul posto il degrado ambientale e sociale ed un'economia in crisi poiché completamente dipendente dal turismo. Questo effetto boomerang è l'epilogo del turismo predatorio. Il patrimonio ambientale da cui dipendeva lo sviluppo e il reddito dei nativi è irrimediabilmente perso per sempre.
Le risorse turistiche sono rinnovabili
Lo sfruttamento delle risorse ambientali e culturali di un luogo causa la loro scomparsa nel corso del tempo. Di conseguenza i turisti non vedranno più nel luogo il viaggio pittoresco che immaginavano e, presto o tardi, i flussi turistici si orienteranno verso altri luoghi ancora incontaminati. E' pertanto razionale che le risorse determinanti del turismo (ambiente e cultura) siano gestite come vere e proprie risorse rinnovabili.fonte: ecoage.it
Amazzonia, il rogo continuo

È il caso dell'Amazzonia che, al di là dell'attenzione sollevata periodicamente da associazioni e volontari, sulla distruzione della foresta, non accade più nulla.
Così, negli ultimi trent'anni, sono stati distrutti per sempre 750mila chilometri quadrati di foresta, due volte e mezzo la superficie dell'Italia.
È un'erosione continua, per gli speculatori quest'area immensa è soltanto una miniera per cavare legni pregiati e minerali, coltivare e poi abbandonare, e così, nel secolo scorso, oltre a vittime eccellenti che si sono battute per la salvezza della foresta sono scomparsi almeno 90 differenti gruppi di indios, altri si sono suicidati, altri sono menomati da malattie. E ciò che resta è polvere durante la stagione secca e fango durante quella piovosa. Il suolo, non più protetto dal substrato del sottobosco, è un triste monumento all'avidità e alla stoltezza.
In Amazzonia vivono circa 2mila specie di pesci e altrettante di uccelli, 1.800 tipi di farfalle, 3mila di formiche, 2.500 di api, 470 di rettili, 500 di anfibi, oltre 400 di mammiferi.
Ma questi tesori, né l'equilibrio atmosferico del pianeta interessano all'uomo. A lui interessa solo ciò che ha «creato», gli allevamenti, il consumo abnorme di carne e quindi i pascoli (dai 90mila capi del 1970 si è passati agli oltre due milioni nel 2004), la distruzione dei boschi per mezzo degli incendi e quindi altra CO2 che si disperde aggravando l'effetto serra che ci sta arrostendo.
Secondo Greenpeace (nel suo sito vi sono filmati eloquenti) sono oltre 3mila le segherie abusive che lavorano nella zona. L'Amazzonia che brucia è una storia vecchia. Dal '91 al '94 la deforestazione in Amazzonia era già aumentata di ben il 33%, pari ad una media annuale di 13.786 chilometri quadrati nel periodo '91-'92 e di 13.786 chilometri quadrati nel periodo '92-'94. La deforestazione era già raddoppiata tra il 1994 ed il '95, passando da 14.896 a 29.059 kmq e il '97 fu addirittura battezzato come l'anno del fuoco.
Oltre alla ricerca di pascoli il disastro fu causato soprattutto dalle falegnamerie asiatiche che dopo aver distrutto le proprie foreste equatoriali si spostarono in Brasile.
C'è voluto il sacrificio di Chico Mendes per far capire che un altro sviluppo dell'Amazzonia era possibile. Da allora si sono susseguiti e sono stati affinati progetti sempre più mirati. Ma la lotta è dura ed è una vera guerra.
Il Wwf, insieme ad altre organizzazioni internazionali, sta rilanciando ora l'attenzione su quest'area del pianeta che appartiene a tutti per le conseguenze che ha per la stabilità climatica e soprattutto pluviometrica anche dell'Europa.
fonte: vglobale.it
Clima. Prestigiacomo: l'Italia impegnata contro i gas serra ma occorrono misure efficaci e non costi insostenibili e inutili
Altrimenti, per usare una metafora abusata, l'Europa rischia il ruolo di chi pretende di svuotare il mare con un cucchiaino. Con il risultato di ritrovarci fra 12 anni con i gas serra aumentati esponenzialmente nell'atmosfera dopo aver pagato cifre insostenibili per la nostra economia (e quindi per i cittadini che le pagheranno indirettamente in termini di prezzi e costo della vita).
fonte: minambiente.it
"puliamo il Mondo"
I volontari hanno ripulito un tratto del fiume a monte ed a valle del ponte di Pietralunga da rifiuti di ogni tipo, rimuovendo un elevato numero di bottiglie in vetro e in plastica abbandonate da frequentatori non rispettosi dei valori ambientali. Sono stati rimossi scarti edilizi, copertoni e pezzi di autovetture.
fonte: lasicilia.it
E' crisi, servono soldi tassiamo la pioggia
Non solo, la delibera prevede anche il recupero degli anni 2005, 2006 e 2007. In questo modo l'Ato risparmierà, ogni anno, più di un milione di euro. Oltre a recuperarne subito più di tre. Immediata la mobilitazione di associazioni di consumatori (Adoc, Adiconsum, Federcosumatori, Lega dei Consumatori) sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e categorie (Api, Confindustria, Cna, Confartigianato). Tutte sul piede di guerra. La lista civica comunale "Per Ravenna", ha inviato un esposto al "Comitato per la Vigilanza sull'uso delle risorse idriche" del ministero dell'Ambiente, denunciando il balzello e chiedendo un pronunciamento sulla delibera che ha imposto l'acqua piovana in bolletta. E il presidente del Comitato, Roberto Passino, ha dato ragione al "fronte del no", tanto da scrivere all'Ato ravennate, invitandolo ufficialmente a "correggere la delibera", perché l'attuale normativa "esclude" che i costi per lo smaltimento delle acque meteoriche "possano essere imputati al servizio idrico". Al ministero dunque sono d'accordo: non si può pagare una tassa sulla pioggia.
Ma c'è un ulteriore colpo di scena. L'assessore regionale all'ambiente dell'Emilia Romagna, Livio Zanichelli, invece si è schierato dalla parte del "fronte del sì": l'acqua piovana la devono pagare i cittadini, tramite la bolletta dell'acqua, sostiene, allineandosi alle scelte dell'Ato e del Comune di Ravenna: "La disamina della questione alla luce delle sole norme statali rappresenta un esercizio interpretativo inconcludente. I costi per lo smaltimento delle acque meteoriche nel territorio dell'Emilia Romagna devono essere computati nella tariffa del servizio idrico integrato".
"Ammesso che il comitato ministeriale abbia ragione - sottolinea Gianluca Dradi, assessore all'Ambiente del Comune di Ravenna - va rilevato che esiste una legge regionale precisa in materia, alla quale l'Ato si è attenuto. I costi della collettività poi, se non si pagano nella bolletta, si recuperano sulla fiscalità generale". E continua: "Questo metodo, invece, ci era sembrato più corretto, perché così, trattandosi di un calcolo di media in percentuale, è costretto a pagare di più chi consuma di più e cioè spesso fabbriche e grandi impianti. Sulla bolletta degli utenti domestici il costo incide davvero poco. E poi, tassa sulla pioggia? Sarebbe come definire "tassa sulla polvere" i costi per la pulizia delle strade, laddove, invece, si tratta di un servizio sulla cui utilità non credo vi siano dubbi e rispetto al quale nessuno ha sino ad ora mosso obiezioni al fatto che i relativi costi debbano essere conteggiati nella tariffa dei rifiuti, come appunto avviene".
Intanto la lista civica "Per Ravenna" annuncia il ricorso alla magistratura "per imporre il rispetto della legge violata e ad esercitare l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e di risarcimento dei danni a tutela dei diritti degli utenti" conferma il capogruppo Alvaro Ancis. "Si tratta di una tassa mascherata da tariffa - chiosa Ancis - Quel costo non deve essere incluso nella bolletta dell'acqua, ma recuperato attraverso la fiscalità generale, allo stesso modo con cui, per esempio, il costo dell'illuminazione pubblica non si può certo trasferire sulla bolletta dei consumi privati di elettricità, o il costo della manutenzione delle strade, non è trasferibile sulle tariffe dei carburanti dei veicoli stradali..."
fonte: repubblica.it
Tariffe, effetto petrolio su gas e luce
FINO A 80 EURO - Per le famiglie italiane si prevede così un ulteriore rincaro, su base annua, fino a 80 euro. Se le stime degli esperti sui prossimi aumenti del gas (più 6% secondo il Rie, più 5,8% secondo Nomisma Energia) e della luce (più 3,7% per Rie, più 2,2% Nomisma Energia) saranno confermate dall'Autorità si tratterebbe del maggior aumento, in termini di impatto di spesa media annuale, per la famiglia-tipo, quella cioè con 3 kw di potenza impegnata, 225 chilowattora di luce consumati in un mese e 1.400 metri cubi di gas consumati in un anno.
fonte: corriere.it
Scuole costruite con i veleni
Qualcuno tra gli inquirenti del Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente) sostiene che le videocassette fossero addirittura due, ma di una non si è trovata traccia negli archivi della procura. Di quella invece in mano al pm Pierpaolo Bruni, scorrendo le immagini si vede solo un quadro bianco. Tutto cancellato. «Ho aperto un fascicolo sulla sparizione» dice Pierpaolo Bruni, titolare dell'inchiesta sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche. In quel filmato realizzato nel 1999 dal Nisa (nucleo investigativo sanità e ambiente) c'era la prova di come gli operai delle imprese Crotonscavi e Ciampà miscelavano i rifiuti tossici che poi sotterravano nei cantieri. L'attenzione degli uomini del Nisa si era soffermata su quel materiale scuro e granuloso, che nulla aveva a che fare con la malta cementizia.
Quella miscela di cubilot, scarto della Pertusola e loppa d'altoforno, proveniente dall'Ilva di Taranto, era invece una bomba ecologica perché conteneva magnesio, piombo, arsenico e cadmio. Sostanze simili sono state trovate dai periti della Procura nei 18 siti sequestrati (scuole, porto, ville e strade), tutte realizzate dalle due imprese finite sotto inchiesta.
In un primo momento si era pensato a una smagnetizzazione del video, però poi si è accertato che sopra quelle immagini qualcuno ne aveva registrate altre. Volutamente? E soprattutto, chi aveva l'interesse ad oscurare quelle prove? Il lungo periodo, nove anni, trascorso dall'inizio dell'inchiesta potrebbe aver danneggiato il video? Interrogativi che dovrà sciogliere l'indagine affidata alla squadra mobile. Al giallo del video scomparso si aggiungono poi i dubbi sul perché questa indagine sia durata nove anni. L'ex procuratore capo di Crotone Franco Tricoli, insediatosi proprio nel 1999, e rimasto in carica fino a luglio scorso, dice di aver fatto tutto quello che era necessario fare. «Avevo sollecitato lo smaltimento dei rifiuti e avevo informato delle scorie tossiche sia la Commissione antimafia sia la Prefettura. Non ho preso provvedimenti cautelativi, in questi anni, perché i periti non mi hanno prospettato l'esigenza di un pericolo imminente».
Diversa la valutazione del pm Pierpaolo Bruni. «Il primo atto che ho fatto è stato quello di chiedere al gip il sequestro delle aree a rischio. C'è il pericolo di una contaminazione qualora si smuovesse la terra sotto la quale sono state smaltite le scorie». Che potrebbero essere state riversate anche in mare, nella riserva protetta nelle acque antistanti Crotone. Questo almeno hanno scritto in una relazione presentata nell'ottobre del 2007 al ministero dell'Ambiente gli esperti del consorzio nazionale interuniversitario. La documentazione è stata già richiesta dal pm Bruni
fonte: corriere.it
sabato 27 settembre 2008
Donne, la resa degli uomini
A raccontare come è oggi il rapporto tra i sessi in casa ma anche nel mondo del lavoro, tra sogni e percezioni, tra immaginario collettivo e luoghi comuni sui mestieri "da uomini e quelli da donne", è una ricerca del Pew research center che si occupa di analizzare trend sociali e demografici negli States.
Un'indagine che testimonia come al di là dell'oceano i mariti padroni sono storia vecchia visto che nel 43% dei casi è la donna che nella coppia prende la maggior parte delle decisioni in tema di soldi, vacanze, acquisti o programmi tv, mentre un buon 31 per cento decide insieme. Se cosa fare nel weekend è scelta comune nel 46 % dei casi, nel 28 % il destino delle serate o delle ferie è tutta femminile.
L'avanzata pubblica è poi netta soprattutto sul piano economico e finanziario. Se il 45 % delle signore annuncia di gestire il bilancio, i mariti sono più ritrosi ad ammettere la cessione del potere. Così il 28 % dice che se ne occupa d'accordo con la compagna e il 30 si avventura a concedere che è la donna a tenere conti e spese di famiglia. Acquisti importanti compresi, che vengono stabiliti di comune accordo nel 46% dei casi mentre nel 30% delle situazioni è tutto un problema pensato e risolto dall'altra metà del cielo.
"In realtà nelle cose di famiglia ha sempre comandato la donna", dice la psicologa Gianna Schelotto, "solo che lo faceva in maniera meno evidente. L'educazione prevedeva che fosse valorizzata la figura maschile e così la moglie prendeva direttamente la busta paga dal marito e decideva le spese ma lasciava che in pubblico, che esteriormente il bastone del comando lo avesse lui. Ora non si nasconde più. Lavorando, con la parità raggiunta anche fuori, la donna non usa più sotterfugi per i suoi desideri. Mostra, dice, vuole decidere insieme. Così si va verso un rapporto di coppia più equilibrato e soprattutto più vero".
Cambiano i ruoli anche nell'immaginario collettivo e se alcuni luoghi comuni restano, altri lentamente si modificano, testimonia la ricerca americana. Se infatti come maestro elementare il 59% continua a preferire una donna e il 46% vuole un uomo come poliziotto, grinta e capacità in tutti i campi del sapere vengono ormai riconosciuti al mondo femminile. Tanto che ormai quasi la metà degli intervistati è indifferente che sia donna o uomo il suo bancario di fiducia, il legale o il medico. Resiste la preferenza nettissima quasi solo nel mestiere di pilota d'aereo: il 42 lo preferisce uomo, e solo il 6 si affiderebbe ad una donna in cabina di pilotaggio.
"Dagli anni 50 ad oggi è cambiato tutto", dice la psicologa Silvia Vegetti Finzi che ha appena pubblicato un libro su "Nuovi nonni e nuovi nipoti" edito da Mondadori. "La donna è cresciuta tra femminismo e lavoro fuori casa, ma ora rischia di tornare indietro. Il denaro, il reddito è potere anche all'interno della coppia. Con la crisi economica sempre più ragazze delle giovani generazioni scelgono lavori part time, si dedicano solo alla famiglia, rinunciano alla loro autonomia, alla loro carriera. E questo rischierà di pesare anche nei rapporti famigliari"
fonte: repubblica.it
L'Amazzonia resta in attesa di giudizio
Durante il viaggio di una settimana in Amazzonia organizzato dal Wwf, Corriere.it ha cercato di raccontare ciò che si è visto nei due stati visitati di Acre e di Rondonia, dando conto della deforestazione in atto, non soltanto per opera dei grandi allevatori di bestiame. Pubblichiamo ora alcuni video e una raccolta di foto, che completano un quadro non certo rassicurante.
LA MINACCIA - Gli indios e le altre comunità che vivono all’interno della foresta non sono i soli a essere minacciati dalla sua distruzione della foresta, che al momento è ancora ben lontana dall’essere controllata. Le ricchezze naturali e culturali che ancora esistono nell’Amazzonia continentale, che da sola occupa metà dell’intero Sudamerica, bastano a far comprenderete che la sua devastazione è un problema che va ben oltre i confini dei nove stati nei quali si estende.
LA LETTERA DI CHICO MENDES - In chiusura di questo servizio pubblichiamo una lettera di Chico Mendes (leggi) , il sindacalista che difendeva la foresta e i diritti dei raccoglitori di lattice, ucciso da due fazendero nel 1988. In questo testo, inviato al capo della polizia tre settimane prima di essere ucciso, il sindacalista indicava il nome di uno dei due uomini che poi lo avrebbero ammazzato e accusava le stesse forze dell'ordine di proteggerli. La storia in Brasile, da allora, è cambiata, ma non del tutto.
I video
![]() | FumoI voli sullo stato di Acre e di Rondonia, rispettivamente nei tratti tra Rio Branco e Xapuri e tra Gujara-Mirin e Porto Velho. In alcuni giorni il fumo degli incendi della foresta è tale da impedire i decolli degli aerei. Ogni minuto in Amazzonia, viene distrutta una superficie pari a sei campi di calcio (Guarda il video) |
![]() | PolvereL’ingresso della riserva estrattiva Chico Mendes, nei pressi di Xapuri, e la strada verso la casa della famiglia di seringuero, i raccoglitori di lattice che vivono nella foresta. Nella stagione secca si alza una nuvola di polvere, in quella delle piogge non è più percorribile. (Guarda il video) |
![]() | LatticeIl lavoro dei seringuero: i tagli nel tronco degli alberi nella foresta, la successiva raccolta del lattice nelle bacinelle e la sua lavorazione. Ogni giorno sono circa 130 le piante lavorate, su un sentiero lungo una ventina di km (Guarda il video) |
![]() | NociLa fabbrica per la lavorazione delle noci dell’Amazzonia. Vengono raccolte qui nel magazzino, poi vengono sgusciate attraverso un processo meccanico. Le operaie poi le selezionano e le ripuliscono in modo che siano pronte per il commercio (Guarda il video) |
![]() | AcquaLa visita alle comunità di riberinho che vivono sul fiume Madeira, a sud di Porto Velho. I loro villaggi stanno per essere distrutti per fare posto alla costruzione di una diga che dovrà alimentare una centrale idroelettrica. Ci sono anche diverse riserve di indios nella zona, tra le quali tre mai contattate (Guarda il video) |
fonte: corriere.it
venerdì 26 settembre 2008
Retribuzioni, ad agosto +4,2%
Gli incrementi più elevati si osservano in particolare per: assicurazioni (+7,7%), pubblici esercizi e alberghi (+7,6%), ministeri e militari-difesa (entrambi +6,2%), edilizia e regioni e autonomie locali (+5,7%). Gli aumenti minori si osservano nei settori: servizi privati alle famiglie (+1,4%), estrazioni minerali (+2,1%), energia e petroli e attività connesse ai trasporti (entrambe +2,3%).
L'incremento delle retribuzioni è dovuto soprattutto al rinnovo contrattuale del comparto del vetro e all'adeguamento degli scatti di anzianità nella scuola privata laica. Infatti, ricorda l'Istat, il 17 luglio, in anticipo sulla scadenza contrattuale, è stato siglato l'accordo di rinnovo del contratto del vetro. Mentre nel mese di agosto è stato applicato l'incremento di 10 euro in cifra fissa della retribuzione di anzianità di tutti i dipendenti delle scuole private laiche.
Ad agosto risultavano ancora scaduti e non rinnovati 28 accordi, che riguardano circa 3,4 milioni di dipendenti e il 30,3% del monte retributivo totale. I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto ad agosto sono in media 9,9: un mese in più rispetto a luglio, ma circa due in meno rispetto all'agosto 2007. Nel periodo gennaio-giugno il numero di ore non lavorate per conflitti legati al rapporto di lavoro è stato di 2,2 milioni (il 75% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Nel 79,1% si tratta di scioperi dovuti alla richiesta di rinnovo del contratto di lavoro.
Molti i contratti non rinnovati nella pubblica amministrazione. L'Istat ha pubblicato, insieme alla rilevazione mensile di agosto, anche uno studio pluriennale (per gli anni 2001-2007) sulle retribuzioni contrattuali annue di cassa e di competenza del pubblico impiego. Dall'analisi emerge come "il settore della pubblica amministrazione di caratterizzi per il ripetersi di situazioni di forte ritardo nella conclusione dei rinnovi".
I ritardi maggiori si osservano per la dirigenza contrattualizzata: si tratta di un ritardo di 46 mesi per il rinnovo del biennio 2002-2003, di un ritardo di 27 mesi per il biennio 2004-2005, mentre per il biennio 2006-2007 non c'è stato ancora alcun rinnovo.
Confindustria: "A settembre produzione -2,6%"
A settembre secondo le stime di Confindustria si registrerà una flessione della produzione industriale del 2,6% su agosto. E' quanto emerge dall'indagine rapida del Centro studi, che nel terzo trimestre dell'anno stima una contrazione dell'1,1% sul secondo, che aveva già registrato un calo dello 0,7%. Si accentua, dal -1,2% al -2,3%, la caduta rispetto a un anno prima. L'industria italiana è quindi "in piena recessione", come confermano anche gli indicatori qualitativi (fiducia Isae e indice Pmi nel settore manifatturiero)
fonte: repubblica.it
Dal convenzionale al Biologico: quale filiera
Intervento di Sergio Fulceri - Aboca SpA
Un po' di storia del cosmetico Il prodotto cosmetico che nasceva per abbellire il volto ed il corpo, per modificarne l'aspetto e renderlo più gradevole, per intervenire su quegli inestetismi che spesso, se trascurati, potevano trasformarsi in vere e proprie patologie della pelle, era per lo più composto da sostanze cosiddette naturali: parti od estratti di vegetali (polvere d'henne, estratti di fiori, di radici, di frutti, olii essenziali, etc.), prodotti del mondo animale (cera d'api, miele, polvere di cantaride, etc.), prodotti minerali (salgemma, diatomee, allume di rocca, etc.) sicuramente naturali. E' con l'avvento dell'industrializzazione, della chimica e della chimica organica che l'interesse è indirizzato sempre di più su molecole di sintesi, che hanno sì il vantaggio di essere più duttili, di più facile utilizzazione e di migliore aspetto, ma purtroppo spesso portano con se effetti collaterali (intolleranze, dermatiti, fenomeni allergici, etc.), si è cercato in seguito di creare un connubio tra eccipienti di sintesi e principi attivi di origine naturale, dimenticando purtroppo che la natura, soprattutto nella nostra epoca, è stata viziata dall'intervento di sostanze inquinanti e dannose per la salute umana. La soluzione migliore e più auspicabile è quella di tornare a ritroso nel tempo alla ricerca di quella genuinità perduta, alla ricostituzione del cosmetico biologico che sia: naturale e biologico.
Il valore del Biologico in Cosmesi Aboca crede che i valori del Biologico e del Naturale, ormai acquisiti da tutti per quanto riguarda gli alimenti e gli integratori alimentari, abbiano fondamentale importanza anche per il prodotto cosmetico. Da questa convinzione nasce l'esigenza di caratterizzare in modo nuovo un Cosmetico che possa essere qualificabile come Biologico, anche se questo presenta difficoltà maggiori rispetto all'alimento. Infatti, data la complessità degli ingredienti che compongono il prodotto cosmetico, non è possibile fare riferimento ad una sola norma, come accade per gli alimenti, che devono ottemperare unicamente al Regolamento CEE 2092/91 recepito in tutti gli stati membri dell'unione. Per i cosmetici non esistendo un regolamento simile, i diversi enti certificatori si sono dotati di norme interne per garantire il consumatore con una certificazione di prodotto.
La Ricerca per lo sviluppo di nuove formulazioni e l'importanza della filiera Oggi alla luce delle nuove conoscenze e delle recenti acquisizioni è possibile produrre con una buona conservabilità nel tempo. Si badi bene che per conservabilità non si intende solo la preservazione del prodotto da inquinamento microbico e fungino e dal cambiamento delle caratteristiche organolettiche, ma soprattutto dell'efficacia del principio attivo cioè quel o quei principi che rendono funzionale un prodotto cosmetico. Il tempo e l'ambiente ne modificano l'attività (attraverso l'ossidazione, l'irrancidimento, la racemizzazione, etc.) ed una formula non bene equilibrata può dar luogo a fenomeni di complessazione che trasformano il prodotto in un'altra cosa. E' necessario garantire in tutte le fasi della produzione il controllo dei processi tecnologici che devono essere diretti al mantenimento delle caratteristiche biochimiche di ingredienti complessi come: Oli vegetali, Estratti oleosi, Estratti acquosi, Estratti idroalcolici, Estratti liofilizzati, Acque distillate, Essenze profumate. Infine è importante ricordare che in cosmesi invece di utilizzare singole sostanze purificate si utilizzano gli estratti vegetali e quindi Associazioni Naturali. Si tratta di sostanze complesse, che la natura unisce fra di loro nelle giuste proporzioni, offrendo miscele naturali che per struttura e caratteristiche sono più simili e più affini alla nostra pelle. Grazie alla riduzione dell'impiego di sostanze di sintesi e all'uso di materie prime provenienti dall'Agricoltura Biologica, la norma del cosmetico biologico favorisce una maggiore salvaguardia dell'ambiente e delle sue risorse, lo sviluppo di pratiche agricole più sostenibili ed ecocompatibili e il sostegno delle aree rurali che se ne occupano. Di norma si fornisce una maggiore garanzia per il consumatore che ha la possibilità di identificare prodotti caratterizzati da un maggior rispetto per l'ambiente, una maggiore naturalità e maggiore conservazione della varietà delle sostanze che la natura è in grado di offrire.
fonte: greenplanet.net
Ue. Salva la Legge per ridurre impatto ambientale delle automobili
"I parlamentari europei hanno scelto di resistere alla dura pressione della lobby dell'industria automobilistica e hanno sostenuto la maggior parte delle misure proposte dalla Commissione europea per tagliare le emissioni dalle automobili", è il commento di Andrea Lepore, responsabile campagna Trasporti e Clima di Greenpeace.
"I parlamentari europei non hanno risposto alle raccomandazioni del relatore Guido Sacconi - prosegue - rigettando le richieste di posticipare l'obiettivo di 130g per km proposto per il 2012 e di indebolire le sanzioni per il mancato adeguamento alle norme. La Commissione Ambiente ha anche votato per andare oltre la proposta della Commissione, introducendo un secondo obiettivo di 95g per km per il 2020, che sarà soggetto a una successiva revisione."
fonte: greenplanet.net
Usa. L’ambiente rimane un tema secondario anche per la nuova Presidenza
L'Università di Harvard ha ospitato una conferenza dal tema "Agire in tempo sulla politica energetica" nel corso della quale il direttore generale del ministero dell'Ambiente italiano, Corrado Clini, ha presentato i nodi critici delle discussioni in corso sui cambiamenti climatici in ambito G8 ed ha segnalato l'urgenza di sviluppare una partnership efficace tra UE e USA per la promozione a livello globale delle tecnologie a basso contenuto di carbonio.
A questo proposito, nel corso della conferenza è emersa con chiarezza la situazione di perdita di competitività degli Stati Uniti in materia di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie a basso contenuto di carbonio, e l'assenza di sforzi significativi per aumentare l'efficienza energetica.
E la situazione non sembra poter cambiare a breve. La Presidenza americana che si insedierà, infatti, avrà il compito di affrontare prioritariamente la congiuntura economica interna e il tema dei cambiamenti climatici è percepito come un fattore di rallentamento della crescita, non come volano economico.
Inoltre, secondo quanto espresso chiaramente dagli advisor dei due candidati alla Presidenza nel corso di un incontro bilaterale con Corrado Clini, è prevedibile che gli USA non aderiranno ad un accordo globale sul modello del Protocollo Kyoto, preferendo un approccio bilaterale o trilaterale, con India e Cina, finalizzato allo sviluppo e trasferimento di nuove tecnologie e alla protezione della competitività delle imprese USA.
A proposito di questa attitudine degli USA, Corrado Clini ha sottolineato che lo sforzo unilaterale di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra dell'Unione Europea avrà efficacia solo se gli USA assumeranno analoghi impegni: infatti, l'impegno onerosissimo (1% del PIL) dell'Europa per modificare il sistema energetico avrà un effetto simbolico sulla riduzione delle emissioni globali ( 2%), e solo un'iniziativa congiunta delle più forti economie ( USA/Europa/Giappone) potrà avere effetti significativi.
fonte: greenplanet.net
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fonte: ecoage.it
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