giovedì 7 febbraio 2008

Borse asiatiche in calo, timori in Europa

Per le Borse d’Asia è stato un'altra giornata di passione, a ruota sul forte ribasso di Wall Street di martedì, generato da dati negativi e peggiori delle attese sull’andamento del settore dei sevizi. Numeri che hanno immediatamente riportato alla ribalta la minacciosa prospettiva di una recessione economica degli Stati Uniti, che ormai molti osservatori ritengono già in atto, una situazione particolarmente negativa per l’Asia e per le sue economie votate all’export. E tra gli analisti c’è chi ipotizza una recessione anche per l’Ue.

Il Punto di Borsa di Giacomo Ferrari

EUROPA - Gli indici delle Borse europee hanno vissuto una giornata in saliscendi, ma hanno chiuso in terreno positivo grazie alla tenuta dei listini americani, reduci dalla pesante correzione della vigilia (anche se poi hanno chiuso in rosso). Da segnalare il balzo di oltre il 3% di Société Générale, che le ultime voci danno come preda questa volta della britannica Hsbc (in calo di circa 2,5% dopo il no comment). Il Dax di Francoforte ha guadagnato l’1,22%, il Cac40 di Parigi lo 0,83%, il Ftse100 di Londra lo 0,13%. A Parigi rosso chiusura in deciso calo per Vallourec (-8,5%) dopo la pubblicazione dei conti 2007 che non hanno convinto gli analisti. Debole anche France Telecom (-1,8%) sempre dopo i conti. Pioggia di acquisti a Francoforte su Deutsche Postbank (+10,7%), dopo che l’azionista di riferimento Deutsche Post (+2%) ha dichiarato che sta valutando per la controllata una fusione con un grande gruppo bancario. Timido progresso anche a Milano dopo la bufera di martedì. L'indice S&P/ Mib ha guadagnato lo 0,54% a 33.856 punti, il paniere allargato Mibtel lo 0,53%.

WALL STREET - La Borsa di New York ha chiuso poi in ribasso la seduta, la seconda consecutiva dopo il tracollo di martedì: il Dow Jones ha perso 66,82 punti (-0,54%), a quota 12.200,02 punti, mentre il Nasdaq è sceso di 30,82 punti (-1,34%), a 2.278,75. In rosso anche lo S&P 500, sceso di 10,26 punti (-0,77%), a 1.326,38.

GLI INDICI IN ASIA - Quando in Europa erano le prime ore del mattino, invece, l'Asia è crollata: a Tokyo il Nikkei 225 ha lasciato sul terreno il 4,7%, a 13.099 punti; a Honk Kong l’indice Hang Seng è crollato del 5,4% a 23.469,46 punti. Più contenuto il calo di Shanghai, in Cina, che ha ceduto l’1,55%, mentre le piazze di Taiwan e Corea del Sud (Seul) erano chiuse. In calo anche l’indiana Mumbay. Secondo alcuni analisti la caduta di Hong Kong è stata accentuata dai trader che hanno voluto defilarsi dal mercato per mettersi al riparo da possibili perdite prima della pausa dovuta ai festeggiamenti del capodanno cinese.

TERZIARIO IN CADUTA - Martedì l’Instutute for Supply Management ha riferito che l’indice sull’attività economica nel terziario a gennaio è caduto a quota 41,9 punti, dai 54,4 del mese precedente e ben sotto la media delle attese degli analisti. Quando si attesa sotto i 50 punti, l’indice Ism segna una contrazione dell’attività economica. Sempre ieri sono giunti dati negativi anche per Eurolandia: l’indice dei direttori di acquisto (Pmi) per il mese di gennaio è stato consistentemente rivisto al ribasso, a 51,8 punti dai 53,3 di dicembre e sotto la stima preliminare di 52,7. Ora è ai minimi da oltre tre anni.

RISCHI RECESSIONE - Usa ed Europa, secondo molti analisti, potrebbero essere ora accomunate da un periodo recessivo concomitante. Già sotto pressione dalla scorsa estate per l’ondata di insolvenze sui mutui ad alto rischio negli Usa - che son stati cartolarizzati e sparpagliati sul mercato dalle banche emittenti - il settore finanziario ha accusato un nuovo pesante contraccolpo per lo scandalo a Societe Generale. La banca francese ha riferito perdite per quasi 5 miliardi di euro, imputandole interamente a transazioni illegali compiute da un suo trader, Jerome Kerviel. Proprio martedì Kerviel ha dato per la prima volta la sua versione dei fatti alla stampa, e lo ha fatto per avvertire che non intende «fare da capro espiatorio a Société Générale».

BCE - Per giovedì è attesa la decisione del Consiglio direttivo della Bce sui tassi di interesse, non si prevedono variazioni sul costo del danaro fermo da mesi al 4%. Ma sale l’attesa sul fatto che l’istituzione, nonostante i perduranti rischi inflazionistici, dovrà riconoscere un peggioramento delle prospettive di crescita economica anche per l’area dell’euro, spianando la strata a futuri possibili riduzioni dei tassi, comunque non attese prima del secondo semestre.

fonte: corriere.it

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