sabato 19 dicembre 2009

Accordo a Copenaghen ma non ci sono i vincoli

Alla Conferenza Onu sul clima alla fine l'accordo c'è, ma non soddisfa le attese del mondo. Al termine di una giornata convulsa, una fonte della delegazione americana ha reso noto che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha trovato un'intesa con il premier cinese Wen Jabao, il primo ministro indiano Manmohan Sing e il leader sudafricano Jacob Zuma. L'accordo riguarda anche un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni e il limite di due gradi centigradi da porre all'innalzamento della temperatura.

La fonte americana ha ammesso che "nessun Paese è interamente soddisfatto dell'intero impianto": quella raggiunta a Copenaghen dopo due settimane di negoziati è un'intesa è "significativa" ma "insufficiente per combattere i mutamenti climatici". Si tratta, per dirla con la fonte Usa, di "un primo passo avanti, importante e storico, di una base su cui costruire in futuro". Obama, più tardi, è stato anche più esplicito: "C'è ancora molto da fare. Dovremo lavorare ancora per arrivare a un'intesa vincolante per tutti". Poi ha ribadito che gli Stati Uniti non sono legalmente vincolati dall'accordo ma ribadiscono i loro obiettivi per il taglio delle emissioni.

Tutti i Paesi, sviluppati e in via di sviluppo, hanno concordato di fissare a livello nazionale i loro impegni e le misure da attuare. Le nazioni industrializzate stabiliranno i propri obiettivi a gennaio per il taglio delle emissioni entro il 2020. Per quanto riguarda i controlli, uno dei punti più controversi del negoziato, si è deciso che i vari governi daranno le informazioni sulle loro emissioni tramite "comunicazioni nazionali", con la possibilità di attivare consultazioni internazionali.

Il presidente francese Sarkozy ha spiegato i termini dell'intesa: "L'accordo sarà sottoscritto da tutti i 120 leader ma non è perfetto. Tutti i Paesi industrializzati, compresa la Cina, dovranno definire entro gennaio 2010 piani scritti per tagliare le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e i Paesi più sviluppati forniranno 100 miliardi di dollari in aiuti a quelli in via di sviluppo entro il 2020. Una "delusione" per il leader dell'Eliseo l'assenza dell'obiettivo di ridurre del 50% le emissioni entro il 2050. Il presidente francese ha poi annunciato che "una nuova conferenza si terrà a Bonn entro sei mesi", aggiungendo che la organizzerà la cancelliera tedesca, Angela Merkel per preparare la prossima Conferenza sul clima in Messico alla fine del 2010.

Una giornata sull'orlo del fallimento. L'accordo è arrivato dopo una giornata intensa, cominciata con l'intervento di Obama, proseguita con i vertici bilaterali con la Cina, la Russia e i Paesi dell'Ue e con una riunione ristretta dei leader. Dopo il colloquio tra il capo della Casa Bianca e il premier cinese Wen si è parlato di "progressi", ma poi è subentrato di nuovo il pessimismo. La giornata è andata avanti tra alti e bassi. Sul Bella Center di Copenaghen ha aleggiato per ore la possibilità di protrarre i lavori oltre la chiusura prevista per stasera e andare avanti fino a domenica, come chiesto dalle Nazioni Unite.

Il ruolo di Obama. Il presidente americano ha dato la sua impronta al vertice fin dal suo arrivo. Già nel discorso tenuto stamane ha sottolineato che era necessario raggiungere un accordo, anche se imperfetto. E poi, dopo il raggiungimento dell'intesa, ha sottolineato che "per la prima volta nella storia tutte le maggiori economie hanno deciso un'azione contro i mutamenti climatici", anche se "c'è ancora molto da fare".

"Gli Stati Uniti continueranno a lottare contro il cambiamento climatico, a prescindere da quello che verrà deciso a Copenaghen. Siamo qui non per parlare ma per agire", ha assicurato Obama nel discorso di questa mattina. "L'America è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto leader - ha proseguito - Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale".

Quanto all'impegno concreto sul da farsi, Obama ha detto che gli Usa sono pronti a fare la propria parte sia per il finanziamento dei Paesi più poveri che nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e ha chiesto a tutti i partner di condividere questi sforzi. Obama non ha però fatto nuovi annunci su impegni ulteriori degli Stati Uniti, limitandosi quindi a confermare l'impegno a "tagliare le nostre emissioni del 17 per cento entro il 2020, e di oltre l'80 per cento entro il 2050".

La bozza del pomeriggio. Durante questa convulsa giornata è emerso a un certo punto un documento nel quale si usava per la prima volta la parola "accordo". Nella bozza si fissavano alcuni obiettivi: taglio delle emissioni dell'80 per cento per i Paesi ricchi entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990, e fino al 50 per cento per gli altri Paesi; limite entro cui contenere l'aumento della temperatura a due gradi centigradi, con la possibilità di portarlo a 1,5 alla prossima Conferenza del 2016.

fonte: repubblica.it

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