venerdì 11 dicembre 2009

Clima, spiragli per la legge Usa L'Ue non decide sui tagli di CO2

Dal Senato degli Stati Uniti arrivano notizie incoraggianti anche per il summit Onu di Copenaghen. Un compromesso in vista di una futura legge americana sull'effetto serra è stato usato con soddisfazione dalla Casa Bianca. I tre autori del compromesso sono John Kerry, democratico, Lindsay Graham, repubblicano, e Joe Lieberman, indipendente. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha parlato di "passo avanti significativo" verso una legge di riforma dell'energia, aggiungendo che "il presidente Obama è convinto si tratti di un significativo sviluppo verso un accordo forte, unito e bipartisan in seno al Senato Usa". L'obiettivo di Obama, conclude Gibbs, è di continuare a lavorare con il Senato e "firmare una legge globale sull'energia e il clima appena possibile".

Nel frattempo dall'Europa nessuna cifra sull'aiuto immediato per i paesi poveri e molte incertezze sulle modalità del passaggio dal 20 al 30% dell'obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra entro il 2020, rispetto al 1990: la prima giornata dei lavori del vertice Ue, dedicata al clima, non ha consentito ai leader europei di definire una posizione tattica comune da portare alla conferenza di Copenaghen. La presidenza svedese di turno della Ue ha deciso di proseguire in nottata le trattative con i partner per raccogliere offerte per il fondo 'fast start' (avvio rapido), da destinare dal 2010 al 2012 ai paesi più poveri per prepararli all'entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima, a partire dal primo gennaio 2013.


L'obiettivo a cui punta la presidenza è di raccogliere impegni per almeno due miliardi di euro l'anno per i tre anni del periodo, per un totale di almeno sei miliardi di euro. Al momento sarebbero 12 i paesi che hanno annunciato contributi (volontari), per un totale di 4,5 miliardi di euro. Ma tra questi dodici non sarebbero inclusi Francia, Germania e Italia, dai quali si attende un contributo significativo. La Svezia ha dato il buon esempio, impegnandosi con 765 milioni di euro e si attende che i paesi più grandi mettano sul tavolo cifre analoghe. Secondo indiscrezioni, la Germania si starebbe orientando ad impegnarsi per un miliardo di euro per i tre anni.


Oggi la presidenza sarà probabilmente in grado di annunciare il raggiungimento dell'obiettivo, compreso tra i 5 e i 7 miliardi. "Ma stiamo ancora lavorando", ha detto il premier svedese Fredrik Reinfeldt. "Crediamo però che domani ci sveglieremo con cifre migliori di quelle che avremmo raggiunto stasera. E' bene continuare in nottata i negoziati". I leader europei hanno cercato di mettere a punto una posizione comune anche per il passaggio dal 20 al 30% nell'obiettivo di riduzione di C02 entro il 2020 rispetto al 1990. Per ora, la Ue mantiene la propria offerta, ma ritiene che gli impegni messi sul tavolo dagli altri partner, in particolare dagli Usa, non consentano di andare oltre. "Gli impegni presi dagli Usa non sono comparabili agli sforzi assunti dall'Unione europea e pensiamo che non sia il momento di prendere la decisione di portare i nostri sforzi di riduzione al 30%", ha detto Reinfeldt, interpretando l'opinione della maggioranza dei paesi. Il premier britannico Gordon Brown nei giorni scorsi ha invece invitato i colleghi a mantenere l'ambizione della leadership e a mostrare coraggio

Ieri il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato di volere procedere "il più rapidamente possibile" a rivedere al rialzo, al 30%, il target vincolante di riduzione di Co2. L'annuncio è stato accolto con una certa irritazione dalla Polonia. "L'Europa deve parlare con una voce sola", ha detto il ministro polacco agli affari europei Mikolaj Dowgielewicz. "Non è possibile fare prevalere la logica degli annunci unilaterali per scopi che nulla hanno a che vedere con il negoziato in corso", ha aggiunto polemico, ipotizzando la convocazione di un vertice straordinario della Ue a Copenaghen.

fonte: lanuovaecologia.it

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