mercoledì 30 dicembre 2009

Noaa: ecco il rapporto annuale (provvisorio) sul clima del 2009

E' ormai dal 1998 che ogni anno la National oceanic and atmospheric administration (Noaa), dipendente dal segretariato al Commercio statunitense, pubblica il rapporto "State of the climate". Per il 2009, è ancora disponibile la versione provvisoria, aggiornata con i dati di ottobre, e a cui mancano quindi le valutazioni riferite ai mesi di novembre e dicembre: la versione definitiva sarà resa disponibile a metà gennaio.

Per ora, comunque, è utile riportare quanto la Noaa afferma nella sua analisi del clima dell'anno che va a terminare: alcuni dati sono già noti anche perché l'istituto di analisi americano, insieme al database della Nasa e quello dell'Hadley center inglese, fornisce alla World meteorological organization (Wmo) le sue analisi di temperatura, che vengono poi interpolate e fuse in un'unica valutazione sul clima dell'anno passato, valutazione che ha avuto ampia eco nei giorni di Copenhagen.

Comunque sia, è da ribadire che secondo la Noaa il 2009 è stato, fino ad ottobre, il quinto anno più caldo dal 1850, con una temperatura media superficiale superiore di 0,56° C alla media climatologica. A questo proposito ricordiamo che, mentre per vari istituti la temperatura media terrestre sarebbe di 14° esatti, per la Noaa essa è invece di 13,9°, quindi un decimo di grado inferiore. Ciò fa sì che un'anomalia che per la Noaa ammonta a 0,56° corrisponde, per altri centri di ricerca, ad un'anomalia (ad esempio secondo la Wmo, nel suo rapporto in cui unisce dati Noaa, Nasa e Hadley-Cru) di 0,46° rispetto alla media: ed ecco come è possibile che invece, per la Wmo, l'anomalia aggiornata ad ottobre sia stata di 0,44° ± 0,11° C.

Comunque sia, la Noaa stima che l'anno che va a terminare si piazzerà al «quarto, quinto o sesto posto» nella triste classifica degli anni più caldi dall'inizio delle misurazioni considerate attendibili (1880), ma poi si spinge a stimare, come più probabile anomalia a fine anno, la stessa di 0,56° che attualmente caratterizza il 2009 non ancora analizzato in toto. Il decennio 2000-2009 viene giudicato (come già sapevamo, per il motivo sopra citato) come «il più caldo dall'inizio delle registrazioni, con una temperatura media superficiale superiore di 0,54° alla media del 20° secolo, e che supera agilmente l'anomalia degli anni '90, che era stata di 0,36° C».

Il 2009, quinto anno più caldo, seguirà quindi quel 2008 che è stato (con un'anomalia di 0,48° C) sì il decimo più caldo dall'inizio delle misurazioni, ma anche uno dei (relativamente) più freschi degli ultimi 10 anni. Secondo la Noaa, questa discontinuità è da associarsi prevalentemente a quanto avvenuto nelle acque superficiali del medio oceano Pacifico nel giugno scorso, allorché la fresca fase di Niña (e le sue influenze raffreddanti su varie parti del sistema atmosferico) si è trasformata in una moderata fase di Niño, che ha notoriamente l'effetto opposto.

Peraltro, il previsto perdurare del Niño è alla base della valutazione sull'ipotetico clima del 2010 che è stata prodotta dall'Hadley center inglese, valutazione secondo la quale il 2010 è destinato a diventare l'anno più caldo dall'inizio delle misurazioni. Ma questo è un altro discorso, e certo ha una "scientificità" diversa il parlare di ciò che è successo in via oggettiva e il prevedere cosa avverrà in via ipotetica.

Su scala regionale, l'anomalia di temperatura del 2009 si è "diffusa" un po' in tutto il globo, con poche eccezioni: secondo la Noaa, le anomalie calde più importanti «si sono verificate nelle regioni alle alte latitudini dell'emisfero boreale, incluse gran parte dell'Europa e dell'Asia, ma anche in Messico, Africa e Australia. Condizioni più fresche della media si sono verificate negli oceani meridionali, in parti del Pacifico nord-orientale, e in una regione a cavallo tra Canada meridionale e Stati uniti settentrionali»: ed è stata questa l'unica zona situata sulle terre emerse dove quest'anno si sia avuta una (moderata) anomalia verso il freddo.

Nell'immagine sono riportati tutti gli eventi meteo significativi, e quelli "estremi" propriamente intesi, che hanno caratterizzato l'annata che sta terminando, non solo in termini di estremi (caldi e freddi) di temperatura che si sono avuti, ma anche in termini di conseguenze sul territorio di eventi piovosi, come ad esempio le frane avvenute ad ottobre nel messinese causate anche da apporti precipitativi molto alti e concentrati, e che sono l'unico "evento estremo" riportato dalla Noaa per l'Italia nel 2009.

Riguardo alla dinamica generale delle precipitazioni, comunque, la Noaa riporta che (sempre in riferimento al periodo gennaio-ottobre) esse sono state intorno alla media climatologica 1961-1990, e anche la loro distribuzione sul pianeta ha visto un certo equilibrio tra zone più umide della media, e zone più secche. Da riportare, anche alla luce delle proiezioni sulle possibili evoluzioni del clima (e quindi della società) futuro, è la inusitata debolezza che quest'anno ha caratterizzato il Monsone indiano: la quantità di pioggia caduta è stata il 77% della quantità media della stagione monsonica, e questo è «il valore più basso dell'ultimo decennio». Anomalia significativa, ma in direzione inversa e cioè verso piogge parecchio sopra la media, ha visto invece investire le vicine isole Filippine, piogge che sono «prevalentemente dovute agli effetti dei tifoni del 2009».

Riguardo ai tifoni/uragani stessi, comunque (vedi immagine) l'attività stagionale è stata giudicata «sotto la media» o «intorno alla media» in tutti i bacini oceanici, mentre in nessuna zona è stata registrata un'attività superiore alla media di questi eventi estremi. Ciò non toglie che, come detto, a livello locale questa tendenza globale si è esplicata in modo molto diverso: nelle Filippine, appunto, il tifone Ketsana (26 settembre) ha sommerso l'80% della capitale Manila, con un'inondazione giudicata «la peggiore degli ultimi 40 anni» e apporti pluviometrici cha hanno superato ogni record precedentemente registrato in zona.

Infine, riguardo alla dinamica dei ghiacci marini polari artici, il valore di estensione minimo di quest'anno è stato di 5,4 milioni di kmq, cioè il 23% inferiore alla media 1979-2000. Si tratta della terza minore estensione annuale, dopo il 2007 e il 2008, dall'inizio delle misure satellitari (1979). Al di là delle oscillazioni annuali, comunque, assume valore ben più significativo il fatto che quella del 2009 è stata «la 13° annata consecutiva con un'estensione di ghiaccio marino sotto la media, e gli ultimi 5 anni hanno visto le minori estensioni della banchisa mai misurate».

Riguardo all'Antartide, prosegue invece il moderato trend al rialzo del ghiaccio marino, che comunque come noto non trova corrispondenza nella quantità di ghiaccio totale contenuto all'interno del continente antartico, che è invece stimata da varie ricerche compiute in via di riduzione. E va ricordato anche che recenti scoperte sembrano attribuire quella che è stata definita "l'anomalia antartica", oltre che a già note caratteristiche territoriali del continente, ad una mutazione del regime dei venti intorno ad esso, data dal persistere del "buco" nel sovrastante strato di ozono atmosferico. Ma questo è un altro discorso: ci limitiamo qui a riportare che, secondo la Noaa, il ghiaccio marino dell'emisfero meridionale ha avuto un'estensione nel corso del 2009 che in alcuni mesi (es. in aprile, quando tipicamente il ghiaccio marino australe è ai minimi) è stata giudicata come «la seconda più ampia dall'inizio delle misurazioni».

fonte: greenreport.it

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