giovedì 10 dicembre 2009

Clima, la proposta dei Paesi in via di sviluppo del G77: Kyoto resti in vigore

«Copenhagen accord (draft)», è il titolo della bozza di accordo, resa nota da Le Monde, elaborata dai cinque Paesi denominati «Basic» dalle loro iniziali (Brasile, Sudafrica, Sudan, India e Cina) e che costituisce qualcosa di più di una piattaforma di discussione del G77, i Paesi in via di sviluppo, in risposta alla bozza di accordo dei Paesi sviluppati che ha suscitato il rifiuto di quelli in via di sviluppo dopo che il Guardian ne aveva pubblicato le anticipazioni. Secondo Le Monde, si tratta di un testo molto abile che mescola alcune parti non negoziabili ad altre aperte ad accordi.

KYOTO - Nel testo, dice il quotidiano francese, si chiede che il Protocollo di Kyoto resti in vigore oltre la sua data di scadenza nel 2012 e richiede ai Paesi industrializzati la riduzione entro il 2020 del 40% delle emissioni dei gas serra rispetto al livello del 1990, in quanto «l'aumento delle temperatura globale non deve superare i 2 gradi». Quindi uno sforzo notevolmente maggiore dei Paesi industrializzati per la riduzione delle emissioni - Kyoto si limitava al 5% con il traguardo del 2012 - ed è quello che chiedono gli scienziati se si vogliono evitare scenari catastrofici.

FONDO - Si chiede inoltre di sottoscrivere il Protocollo di Kyoto alle nazioni che non l'hanno fatto (come gli Stati Uniti che non l'hanno ratificato) e che «gli impegni della riduzione delle emissioni devono essere compatibili agli obiettivi». Questa formula, dice Le Monde, riconosce implicitamente che gli Usa possono non assumere il 1990 come data di riferimento per la riduzione delle emissioni (come fanno Ue e Giappone). La riduzione delle emissioni deve avvenire «con misure interne», senza cioè ricorrere a meccanismi di compensazione esterni (mercato di scambio dei certificati dell'anidride carbonica). Inoltre le azioni intraprese dai Paesi in via di sviluppo non saranno controllate da organismi internazionali, ma seguiranno «linee direttrici» elaborati dalla comunità internazionale e nessun dazio potrà essere imposto sui prodotti importati. «Un quadro istituzionale specifico» sarà istituito per i Paesi più poveri e per gli Stati insulari, che si sono fermamente opposti alla mancanza di un accordo vincolante che preveda un aumento massimo delle temperature globali di 1,5 gradi, riconoscendo di fatto una spaccatura all'interno del G77. Sarà inoltre creato un fondo per il clima sotto l'egida delle Nazioni Unite, e non della Banca mondiale come voluto da Washington.

FRANCIA - Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, vuole procedere «il più rapidamente possibile» verso una riduzione del 30% in Francia delle emissioni di gas a effetto serra. Lo ha dichiarato il ministro dell'Ambiente francese, Jean-Louis Borloo. I capi di Stato e di governo della Ue si accorderanno per concedere un aiuto immediato di 2 miliardi di euro all'anno dal 2010 al 2012 ai Paesi poveri per aiutarli nelle misure contro il riscaldamento climatico. Lo hanno indicato fonti Ue.

fonte: corriere.it

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