sabato 10 novembre 2007

"Più bici sulle nostre strade"

"Si può dare di più", diceva una canzone. E questo è del tutto evidente confrontando i dati sull'uso della bicicletta in Italia e nel resto d'Europa. Da noi è solo il 4% della popolazione che salta in sella per gli spostamenti urbani, a fronte della media europea del 9,45% e di punte d'eccellenza come in Olanda, dove a preferire la bici è una percentuale del 27% e la Danimarca, con il 18%.

E' questione di cultura, certo, ma la cultura, o meglio, la consuetudine, si favorisce con gli investimenti sulle strutture e la sicurezza.

Lo ripeteranno fino a domenica tutte le voci italiane e straniere della prima conferenza nazionale della bicicletta, organizzata a Milano dal ministero dell'Ambiente e dalla Provincia. E' in questa sede che, per la prima volta, si farà il punto sulla situazione italiana, confrontandola con le esperienze europee, e soprattutto si individueranno le linee guida per investire i 15 milioni di euro appena stanziati per la mobilità ciclistica urbana.

Perché è questa l'emergenza, come sottolinea lo stesso ministro Alfonso Pecoraro Scanio: "Il nostro territorio è letteralmente soffocato dal traffico e dall'inquinamento atmosferico, con pesanti ricadute sulla salute. La bicicletta è il mezzo di trasporto più ecologico e l'esigenza attuale di combattere lo smog nelle città ci può aiutare a fare riconquistare alle due ruote un ruolo importante".

Via, dunque, ai percorsi ciclabili, ma non solo. Via anche all'intermodalità, cioè alla pratica di combinare bici e mezzi pubblici, al trasporto delle biciclette sulla metropolitana, al bike sharing, vale a dire al sistema della bicicletta condivisa, che permette di noleggiare la bici in un posto e lasciarla in un altro.

Un progetto organico, dunque, che deve andare insieme agli interventi di moderazione del traffico, come le rotonde, gli attraversamenti rialzati rispetto al piano stradale, l'allargamento dei marciapiedi, le zone a 30 km orari. E' provato, infatti, come evidenzierà alla conferenza l'intervento di un esperto Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta, che il numero di incidenti ai ciclisti, mortali e non, è inversamente proporzionale alle strutture ciclabili esistenti sul territorio. In altre parole: nei paesi dove minore è il numero di percorsi che garantiscano di pedalare in sicurezza, maggiore è il numero delle vittime.

Se ce ne fosse bisogno, il confronto con le altre realtà europee dimostra quanto siamo indietro. In Germania dal 2002 al 2006 sono stati stanziati 100 milioni di euro per realizzare e manutenere piste ciclabili lungo le autostrade federali. Dal 2007 si è deciso di investire 80 milioni di euro l'anno. Dal 2002 al 2006 l'Italia non ha investito neanche 5 milioni di euro. La Spagna ha trasformato 1.600 chilometri di ferrovie abbandonate in vias verdes, vale a dire in percorsi riservati a biciclette, pedoni e cavalli. In Italia la Fiab ha individuato da anni la Ciclopista del Sole, 3000 chilometri per spostarsi in bici dal Brennero alla Sicilia, che andrebbero evidenziati con apposita segnaletica sul territorio, Ma solo la casa editrice Ediciclo è stata sensibile all'iniziativa pubblicando la mappatura dei primi 400 chilometri, dal Brennero al lago di Garda. Sempre in Italia, secondo i calcoli di Legambiente, ci sono complessivamente 2.413 chilometri di percorsi per le biciclette. Solo a Monaco di Baviera, che ha lo stesso numero di abitanti di Milano, ne esistono 1.200.

Per il bike sharing, dopo Milano, Torino, Parma e Reggio Emilia, il servizio partirà a Roma dal prossimo 15 gennaio, per ora solo limitato al centro storico, con 250 biciclette, 22 postazioni e 300 ancoraggi bici. L'obiettivo è eguagliare entro il 2008 l'esperimento parigino di Velib, inaugurato nel giugno scorso con 20.000 biciclette in tutta la città. Nella capitale francese, i posteggi bici sono installati a meno di 300 metri l'uno dall'altro, la media di uso quotidiano del servizio è fra i 50.000 e i 70.000 prelievi, con punte di 100.000. L'abbonamento annuo è già stato acquistato da 53.000 parigini.

fonte: repubblica.it

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