mercoledì 2 dicembre 2009

Marchionne: «Confermo l'impegno Fiat A Termini stop alla produzione di auto»

«Abbiamo confermato l'impegno della Fiat per il Paese» e sullo stabilimento di Termini Imerese «non c'è niente di nuovo e non abbiamo parlato di incentivi». Sono le dichiarazioni dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo l'incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. «A Termini dal 2011 non si faranno più auto, ma qualcosa di diverso che ancora non si sa. È un discorso che ha una base razionale ed economica, abbiamo condiviso questi dati con il ministro. Quello che può cambiare è l'impegno per uno sviluppo diverso per quello stabilimento».

CONFRONTO - Marchionne ha indicato la possibilità di un confronto con il ministero sulle strategie industriali in Italia di Fiat per mettere a punto un piano entro la riunione con governo e parti sociali a Palazzo Chigi «il 21 o il 22 dicembre». Pensare di portare la produzione auto di Fiat in Italia intorno a 900 mila vetture l'anno «non è un numero astronomico», ha aggiunto l'ad del Lingotto.

SCAJOLA - L'incontro è servito per «un confronto per chiarire i dati e per continuare un percorso di dialogo tra la Fiat e il governo», ha concluso Scajola, indicando che c'è un accordo per portare avanti «nelle prossime settimane un confronto intenso. Ho ricordato a Marchionne come l'obiettivo del governo sia mantenere la competitività di tutto il settore auto in Italia, consentendo un utilizzo efficiente degli stabilimenti Fiat nel nostro Paese». Sullo stabilimento di Termini Imerese, il ministro ha aggiunto che «con Fiat stiamo ragionando su un discorso complessivo riguardante tutti gli stabilimenti in Italia. Saranno valutate ipotesi di riconversione produttiva di Termini».
«Non vogliamo buttare al macero nessun impianto industriale, tanto più al Sud perchè l'economia è più debole» ha aggiunto successivamente Scajola a margine di un'audizione alla Camera. Secondo il titolare del dicastero di Via Veneto, quello di Termini «è uno stabilimento industriale oggi sottoutilizzato per la produzione di un modello di auto. Noi riteniamo che possa avere uno sviluppo automobilistico, ma non abbiamo questa competenza». Per questo motivo, ha concluso il ministro, «diciamo che, qualora non ci fosse la possibilità di sviluppo della produzione auto dopo il 2011, ci deve essere lo sviluppo di una diversa realtà industriale. Perchè noi vogliamo sviluppare la realtà industriale di Termini».

ALFA ROMEO - Successivamente però un'intervista di Marchionne uscita sulla rivista Automotive News faceva addensare nuove ombre anche sul futuro del marchio Alfa Romeo. Fiat infatti potrebbe congelare i nuovi investimenti in Alfa Romeo nell'ambito di una revisione strategica del brand dopo anni di perdite e vendite in calo di Alfa Romeo. nell'intervista Marchionne, che sembra stia perdendo la pazienza per l'andamento del brand, ha detto: «Dobbiamo lavorare ancora di più su Alfa per prendere una decisione intelligente che mantenga realmente il valore più alto possibile per Fiat». Il marchio della casa del Biscione è stato reinventato troppe volte: «Dobbiamo smetterla. Non ti puoi fare cristiano ogni quattro anni. È la stessa religione. Alla fine devi avere una religione e portarla a termine», ha detto Marchionne, per il quale esistono due opzioni per Alfa: sostituire la 159 con una berlina del segmento D e la 166 con una berlina sempre del segmento E costruita in Nordamerica su piattaforme Chrysler, ma solo per Alfa e venduta da Alfa a livello globale, o congelare gli investimenti nel marchio dopo che la 147 sarà sostituita dalla Giulietta. Questo significa che la 166 non avrà eredi e che Alfa Romeo avrà solo la Giulietta e l'Alfa MiTo come modelli nuovi. Continuerebbe invece a essere venduto il resto della gamma: i modelli 159, la Brera coupè, la Spider e il GT coupè. Alfa Romeo, secondo fonti citate da «Automotive News Europe», avrebbe perso tra 200 e 400 milioni di euro all'anno negli ultimi 10 anni. Marchionne ha aggiunto che «certamente esiste la disponibilità delle piattaforme dei segmenti D ed E negli Usa che possono essere "alfa romeizzate". Dobbiamo valutare quanto ci convenga», ha aggiunto Marchionne, che dovrebbe annunciare il destino del brand a inizio 2010, quando presenterà il piano industriale 2010-2014 del gruppo. «Allora sapremo molto di più su quello che le architetture in Usa potranno fare per Alfa», ha continuato Marchionne, che ha anche escluso un'integrazione tra Alfa Romeo e il brand Dodge di Chrysler. «Il patrimonio dei brand Alfa e Dodge è completamente diverso, il loro Dna è del tutto differente. Alfa Romeo perderebbe molto del suo fascino se cercassimo di americanizzarla attraverso una fusione con Dodge». Marchionne ha infine espresso apprezzamento per la MiTo e per la Giulietta, che dovrebbe uscire nel marzo 2010. Questi due nuovi prodotti «contribuiranno molto a far progredire il Dna e la qualità del brand Alfa», ha concluso.

QUOTE - A rincuorare il gruppo Fiat arrivavano però i dati sulle vendite. A novembre Fiat Group Automobiles aumenta infatti i volumi del 27,7% e ottiene una quota del 30,4% nel mese e del 32,9% nel progressivo annuo. Fiat Group Automobiles ha immatricolato quindi quasi 56mila vetture, con una crescita dei volumi del 27,7%.

FIOM - Intanto però la Fiom chiamava a raccolta sindacati, industriali, commercianti, amministrazioni locali, Chiesa per uno sciopero generale in Sicilia proprio contro la decisione della Fiat di non produrre più auto a Termini Imerese. A lanciare la proposta è il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone, che si trova davanti ai cancelli della Fiat assieme agli operai in sciopero delle aziende dell'indotto. «Non possiamo caricare tutto il peso di questa situazione sulle spalle degli operai - dice Mastrosimone - serve una mobilitazione generale, bisogna difende la fabbrica e non consentire alla Fiat di abbandonare un sito produttivo attorno al quale ruota l'economia di un intero comprensorio».
Critiche all'operato della Fiat e del governo arrivavano anche dall'opposizione che accusava l'esecutivo di aver fatto finora troppo poco per lo stabilimento siciliano.

fonte: corriere.it

1 commento:

raffa ha detto...

Devo dire un quadro molto completo ed esaustivo. Leggevo comunque in un altro articolo:http://www.loccidentale.it/articolo/fiat%2C+i+sindacati+sono+un+freno+allo+sviluppo+del+mercato+auto+in+italia.0082591

e io concordo in special modo su questa parte "La posizione sindacale è un altro elemento di freno allo sviluppo del mercato auto in Italia. I Sindacati chiedono che il rinnovo degli incentivi sia condizionato al salvataggio delle fabbriche italiane. Questa posizione, non solo è irrealistica, ma va contro le leggi comunitarie. Non è possibile condizionare un aiuto con un clausola di questo tipo, poiché va contro ogni legge della concorrenza. Una misura di tale genere sarebbe bocciata immediatamente dall’Unione Europea e i sindacati dovrebbero saperlo"

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