martedì 24 novembre 2009

Clima, ancor in dubbio la presenza di Obama a Copenaghen

Gli Stati Uniti sono pronti a fare primi timidi passi sul clima, a poche settimane dal Vertice di Copenaghen. Lo afferma l'entourage del presidente Usa Barack Obama, ancora incerto se andare in Danimarca, nonostante la coincidenza con la premiazione per il Nobel della Pace il 10 dicembre ad Oslo. Secondo quanto hanno spiegato fonti Usa di alto livello alla Reuters, Obama si è detto pronto a definire un obiettivo provvisorio di riduzione delle emissioni inquinanti, prospettando un accordo di massima tra Casa Bianca e Congresso. Se deciderà di recarsi a Copenaghen, Obama lo annuncerà nei prossimi giorni, è stato precisato dalle stesse fonti. In passato Obama aveva lasciato intendere che avrebbe partecipato al Vertice sono nell'ipotesi di un accordo di rilievo. Vista la delicatezza del momento e soprattutto vista l' ipotesi di un accordo di massima, vincolante ma senza obiettivi definiti nei dettagli a dicembre, non si citano cifre.

Ma il negoziatore americano Todd Stern spiega al britannico The Guardian: "Stiamo vedendo se possiamo fissare una cifra nel rispetto della nostra legislazione". Sempre secondo The Guardian, che a Copenaghen ha parlato con Stern, gli Usa intendono proporre una riduzione delle emissioni tra il 14 e il 20% entro il 2020, prendendo come riferimento il 2005. Si sarebbe quindi potenzialmente al di sotto di quanto approvato dal Congresso alla fine di giugno e cioè una riduzione del 17% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020 e dell'83% nel 2050. La legge è attualmente bloccata al Senato, alle prese con la difficile riforma della sanità pubblica (che lo terrà impegnato verosimilmente anche l'anno prossimo), e le posizioni dei senatori sono molto più intransigenti di quelle dei deputati.
E per la Casa Bianca ottenere un impegno che sia soltanto del 14% per molti osservatori politici è una missione impossibile, almeno in questi mesi. Quindi l'ottimismo dimostrato oggi a Bruxelles dal negoziatore Onu Yvo De Boer, lasciando intendere che le cifre del Congresso, cioé meno 17%, potrebbero essere quelle sul tavolo a Copenaghen, è probabilmente un po' esagerato. Subito dopo il Vertice del G8 dell'Aquila, in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro, il direttore dell'Onu per le questioni ambientali, Janos Pasztor, aveva salutato l'ambizioso obiettivo di ridurre globalmente le emissioni del 35-40% entro il 2020, rispetto al 1990. Ne siamo ben lontani.

fonte: lanuovaecologia.it

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