lunedì 30 novembre 2009

«No alla vendita dei beni confiscati»

«Un’Italia che riflette, che è consapevole dei risultati raggiunti grazie alla legge sull’utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e che chiede di ritirare l’emendamento alla legge finanziaria approvato il 13 novembre al Senato, che prevede la vendita dei beni immobili di cui non sia possibile effettuare la destinazione entro 90 giorni». Così Davide Pati, responsabile del settore Beni confiscati di Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, descrive la mobilitazione di sabato scorso. La prima settimana di iniziative, blitz, concerti, raccolte di firme organizzate da Libera, Legambiente, Arci, Usip e Uds contro l’emendamento che sarà votato alla Camera il prossimo 9 dicembre, si è conclusa con un sabato ricco di eventi in tutta Italia.

Conta più di 60 iniziative l’elenco, in aggiornamento, diffuso da Libera. Banchetti per la raccolta di firme che chiedono il ritiro della riforma alla legge 109/96 su tutto il territorio, da Padova a Matera, a Pistoia, a Lecce, a Roma; da Pescara a Cologno Monzese, ad Andria, a Reggio Calabria, a Brescia, a Palermo. Si uniscono al coro varie manifestazioni, tra cui “Altamarea” a Taranto, “Politicamente scorretto” a Bologna, la manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua dell’Anpi a Catania o "I colori di Reggio, due calci al razzismo" a Reggio Emilia. A Novara, Foggia, Torino, Alessandria, blitz su beni confiscati. A Modena un incontro con Vincenzo e Augusta Agostino, genitori di Antonino Agostino ucciso con la moglie Ida dalla mafia il 5 agosto 1989. A Santa Fiora (Gr) "Canti di miniere, d'amore, vino e anarchia" con il Coro dei Minatori di Santa Fiora e Simone Cristicchi.
«L’Italia non ha dimenticato il milione di firme che tredici anni fa ha portato tutte le forze politiche a votare all’unanimità la legge 109/96 sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie – commenta Davide Pati – oggi altrettanti cittadini chiedono al Parlamento di ritirare l’emendamento, che porterebbe a possibilità concrete di vendere tutti i 3213 beni immobili al momento non ancora destinati per uso sociale». Oltre all’evidente e gravissimo rischio che siano le mafie stesse a riacquistare i beni confiscati con il sistema dei “prestanomi”, si creerebbe un pericoloso varco nel principio dell’uso sociale dei beni confiscati.
«Pensiamo che la valutazione economica che ha portato il Senato ad approvare la modifica sia sostanzialmente scorretta, che il guadagno sarebbe minimo, mentre enorme sarebbe la perdita di quella realtà virtuosa di cooperative che grazie alla 109/96 è sbocciata e continua a rafforzarsi – afferma ancora Davide Pati – e che l’ipotesi di vendita dei beni dovrebbe essere del tutto residuale, mentre le istituzioni assieme al mondo dell’economia e della società civile dovrebbero lavorare compatti per risolvere le problematiche dei beni che non si riescono a destinare, spesso perché occupati o ipotecati».
Le raccolte di firme e le più varie iniziative artistiche o provocatorie andranno oltre la prima settimana di mobilitazione. Martedì scorso ha suscitato scalpore un’asta simbolica nella Bottega dei sapori e dei saperi della legalità di Roma, dove “banditori e banditi” come Luigi Ciotti, Francesco Forgione, Vittorio Cogliati Dezza, Franco La Torre, Pino Maniaci e tanti altri hanno inscenato con fare burlesco un momento di compra-vendita di beni confiscati con soldi finti e interventi di finti mafiosi. Per il 5 dicembre, invece, Avviso pubblico, Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, organizza una mobilitazione di tutti i sindaci che scenderanno in piazza con le fasce tricolori a chiedere il ritiro dell’emendamento.

fonte: lanuovaecologia.it

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