martedì 3 novembre 2009

La febbre del Kilimangiaro

I ghiacci della montagna simbolo della Tanzania arretrano e si assottigliano. In meno di due decenni potrebbero addirittura scomparire. Uno studio di Lonnie Thompson della Ohio State University a Columbus, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences

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Ghiacci e nevi del Kilimangiaro in Tanzania si stanno sciogliendo per colpa del riscaldamento globale: in meno di due decenni le lastre di ghiaccio rimaste sulle su cime potrebbero scomparire. Le terrificanti previsioni sono opera di uno studio di Lonnie Thompson della Ohio State University a Columbus, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca, attraverso il carotaggio profondo del ghiaccio, mostra che il Kilimangiaro sta subendo in modo inesorabile la stessa sorte del monte Kenia e della catena Rwenzori in Uganda.

Ciò, insieme allo scioglimento dei ghiacciai andini e di tutti gli altri ghiacciai tropicali, fa ricondurre il disastro a un'unica 'mano', quella del riscaldamento globale. Il Kilimangiaro, che con la sua cima di 5.895 metri è una tra le sette vette più alte della terra, è anche il più grande vulcano spento del pianeta. Svettando a 205 miglia a Sud dell'Equatore tra Tanzania e Kenya, è praticamente l'unico punto in Africa dove la neve è ancora perenne e si formano ghiacciai. Ma gli esperti Usa hanno raccolto dati che testimoniano la sua 'condanna a morte': l'85% dei ghiacci che coprivano la montagna nel 1912 sono scomparsi al 2007, tabula rasa anche per il 26% dei ghiacci che erano presenti nel 2000.

Inoltre il segnale radioattivo del test nucleare Usa del 1951-52, il test 'Ivy', presente nel 2000 a 1,6 metri sotto la superficie del monte, è adesso assente, e si stima che manchino 2,5 metri di lastre di ghiaccio dalla cima. E ancora, la presenza di bolle d'aria intrappolate nei ghiacci testimonia fenomeni di scioglimento e ricongelamento degli stessi, un fenomeno di certo imputabile alle attuali condizioni climatiche; infatti nemmeno con la siccità di 4.200 anni fa che colpì questa parte dell'Africa e durò ben 300 anni, si verificò scioglimento e ricongelamento dei ghiacci.

"È la prima volta che si misura il volume di ghiacci perso dal monte", conclude Thompson, i dati mostrano che la percentuale di volume persa dal 2000 è molto simile alla percentuale di superficie persa nello stesso periodo a causa del ritirarsi dei ghiacci, segno evidente di un doppio fenomeno in atto: l'assottigliamento insieme all'arretramento dei margini dei ghiacciai.

fonte: lanuovaeecologia.it

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